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Arezzo, scritte razziste tracciate con spray sulla saracinesca di un negozio e su un portone a Saione

Alessandro Bindi
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Scritte razziste e xenofobe a Saione. Portone e saracinesche imbrattate con offese in via Trasimeno ad Arezzo. Una frase ingiuriosa è stata scritta con la vernice spray all’esterno di un mini mercato di prodotti tropicali.
“Via”, si legge anche su un portone in legno dell'abitazione a fianco e su un'altra saracinesca. Imbrattati anche i campanelli. Nel mirino sono finiti gli stranieri che lavorano in una zona dove ormai da tempo è alta la tensione a causa di mai risolte problematiche legate alla sicurezza. Un tema da anni al centro della politica aretina. 
È Lucrezia Lombardo, che vive proprio in quel portone a segnalare su facebook le scritte razziste documentando con foto quanto accaduto in queste ore. Un atto vile che riapre il dibattito, ma soprattutto che evidenzia quanto il quartiere stia soffrendo. Quello dell’integrazione è un problema insoluto ed adesso le scritte xenofobe sono un campanello di allarme. La residente conosce bene le problematiche del quartiere e si è candidata a consigliere comunale nella lista Curiamo Arezzo in appoggio al sindaco Luciano Ralli. 
“Stamani ci siamo svegliati” racconta la residente “con la scritta ‘Via’ sul portone di casa mentre sulla saracinesca del negozio di ragazzi africani a fianco a noi è apparsa l'altra scritta. Spero che i giornali scrivano di questo episodio e che sia l'occasione per far nascere un vero e costruttivo dibattito, capace di individuare delle reali soluzioni inerenti alle questioni Saione, sicurezza, legalità e tante altre”. 
Un episodio deprecabile ma che comunque suona come un allarme. “Il problema” commenta Lucrezia Lombardo è complesso. Dobbiamo avere il coraggio di dirci la verità senza ipocrisie. Quanto accaduto è indice di inciviltà e senz'altro di razzismo ed intolleranza, ma è chiaro che il vaso è colmo”. 
Nel ‘vaso’ Saione, la residente ci mette tutto: “spaccio di droga da parte di stranieri, consumo di sostanze stupefacenti da parte di giovani aretini, interventi delle Forze dell’Ordine non risolutivi, mancanza di cultura e dialogo per incrementare la tolleranza, una dilagante mancanza di lavoro, l’assenza di riqualificazione del quartiere ed una crescente rabbia sociale pronta ad esplodere in ogni momento”. Per Lucrezia Lombardo “c’è una complessità di fenomeni alla base dell'episodio comunque da condannare ma ci vuole uno sguardo critico e analitico. Era prevedibile che potesse accadere. Non dobbiamo far finta di non vedere quello che sta accadendo; solo agendo su più piani, con una capacità critica complessa, che non si limiti a considerare fenomeni simili semplicisticamente riducendoli al tema delle migrazioni, potremo riuscire a determinare un miglioramento della situazione”.
Non è la prima volta che in zona si registrano episodi simili. Via Piave nel luglio del 2017 era stata integralmente tappezzata da centinaia di volantini razzisti con scritte offensive. Un episodio che fu il preludio alla notte di sangue e di violenza che di lì a pochi giorni il quartiere si trovò a vivere con la maxi rissa datata 13 agosto 2017. 
Segnali quindi da non sottovalutare che potrebbero essere il termometro di una situazione troppo calda in un quartiere dove rimane alto il rischio di sprofondare nel caos. Ed una scritta “Basta immigrati” è balzata alle cronache anche nell’ottobre del 2017 nel sottopasso di via Vittorio Veneto mentre l’ultimo precedente risale al 20 dicembre del 2019 quando sempre via Piave fu invasa da foglietti con frasi pesanti contro i “negri” lanciati per strada durante la notte da ignoti.