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Arezzo, Banca Etruria: archiviata accusa di bancarotta a Pierluigi Boschi ed ex cda per liquidazione Bronchi

Pier Luigi Boschi

Luca Serafini
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Archiviata l’accusa di bancarotta che volteggiava su Pierluigi Boschi e sull’ultimo cda di Banca Etruria. Il reato ipotizzato si è sciolto sotto il sole di agosto dopo che il gup Fabio Lombardo ha depositato la decisione finale sulla vicenda della liquidazione di Luca Bronchi. La storia è quella dei circa 700 mila euro netti versati nel 2014 da Bpel all’ex direttore generale che proprio per la sua buonuscita è stato condannato in primo grado, mentre l’ultimo presidente con il quale si accordò, Lorenzo Rosi, è ancora sotto processo. Almeno una parte di quell’esborso non era dovuta, stabilisce la sentenza che ha condannato Bronchi: fu una distrazione del patrimonio di Bpel, bancarotta fraudolenta. 
L’archiviazione è invece questo l’esito dell’inchiesta per i membri del Cda, tra cui figura il babbo dell’ex ministra Maria Elena oggi parlamentare di Italia Viva. Il ruolo dei consiglieri della banca e le condotte tenute rispetto alla pratica della liquidazione del dg Bronchi, non sono penalmente rilevanti, ha stabilito il giudice.
Per l’ex vice presidente Boschi e per gli altri era già caduta mesi fa l’ipotesi più grave, quella della bancarotta fraudolenta. Ad escluderla fu il giudice Piergiorgio Ponticelli nell’udienza in cui prese in esame la richiesta di archiviazione del pm Roberto Rossi, accogliendola a metà. Restava in ballo la bancarotta semplice, colposa, più leggera ma comunque fastidiosa. Il gip a gennaio restituì gli atti alla procura per un ulteriore approfondimento volto ad accertare se da parte dei consiglieri di Etruria ci fosse stato un atteggiamento negligente e imprudente, quindi punibile. La procura, svolto il supplemento di indagine, ha ribadito la richiesta di archiviazione che stavolta è pervenuta sul tavolo del giudice Fabio Lombardo, dato che Ponticelli ha lasciato l’ufficio per un nuovo incarico a Firenze. La riserva è stata sciolta in questi giorni. Il gup poteva disporre ulteriori approfondimenti, invitare i pm a formulare una imputazione coatta, oppure archiviare. Come ha fatto. La riunione del cda al centro del caso si tenne il 30 giugno 2014 e i dodici consiglieri che votarono a favore della liquidazione (Giovanni Grazzini si astenne e non era coinvolto), è emerso che lo fecero sulla base di consulenze legali che affermavano la legittimità della buonuscita. Né imprudenti né negligenti: non vennero meno ai loro doveri di amministratori coscienziosi. Ma non finisce qui. Boschi e gli altri devono vedersela sempre col reato di bancarotta colposa per il filone “consulenze d’oro”. Il pm Roberto Rossi ha esercitato la citazione diretta per ex consiglieri e dirigenti della banca. Il processo riguarderà Claudia Bugno, Rosanna Bonollo, Alessandro Benocci, Pierluigi Boschi, Carlo Catanossi, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori, Luigi Nannipieri, Luciano Nataloni, Anna Maria Nocentini, Claudio Salini, Ilaria Tosti, e con loro Daniele Cabiati, ultimo dg ed il suo vice Emanuele Cuccaro. Il rischio è la condanna da sei mesi a due anni. Non sono coinvolti l’ultimo presidente Lorenzo Rosi, già imputato per bancarotta nel maxi processo che riprende a settembre, Alfredo Berni e Luca Bronchi già processati nel primo grado. Il presunto sperpero del patrimonio di Bpel, al quale gli imputati avrebbero contribuito colposamente, è relativo a consulenze affidate per la fusione di Etruria con un partner di “elevato standing” richiesto dalle autorità bancarie e mai avvenuto. La spesa fu di 4,5 milioni per incarichi alla società Bain & Co, a Mediobanca, allo studio legale Franzo Grande Stevens, allo studio De Gravio e Zoppini e allo studio Camuzzo, Portale, De Marco. Uscito indenne dal caso liquidazione Bronchi, lo stesso cda più i due ultimi dirigenti sono ora attesi dal processo consulenze: il 14 gennaio 2021.