Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, il Breda indagato non molla ed è candidato alle elezioni: "A testa alta con Ghinelli"

 Roberto Bardelli detto Breda

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

Il Breda c'è. E’ candidato nella lista “Ora Ghinelli 2025”. Roberto Bardelli non molla: vuol rimanere in consiglio comunale. Sorride nelle foto sui “santini” elettorali e sorride dal vivo nel piazzale del distributore di benzina al Fonterosa. Il suo posto di lavoro e il suo punto elettorale. Sì, il Breda è pronto a battersi di nuovo per le sue idee e per la sua città. Nonostante i guai giudiziari - l’inchiesta Multiservizi, con la scomoda accusa di “corruzione” - Bardelli per il centrodestra rimane una risorsa. Nel nome dello stesso garantismo che cementa la coalizione intorno ad Alessandro Ghinelli, pure lui indagato, che non significa, fino a sentenza definitiva, responsabile di alcunché. Cinque anni fa il Breda entrò in consiglio comunale con la palma del più votato: 286 preferenze, davanti ad Alessio Mattesini e Gianfrancesco Gamurrini. Allora era nella lista di Forza Italia, stavolta è direttamente dentro alla squadra dei fedelissimi del sindaco.
Breda, di nuovo in pista?
“Certo. Seguo la politica fin da ragazzo e quando il mio avvocato Roberto Alboni mi ha detto che potevo candidarmi senza alcun problema, mi sono messo a disposizione. Da sempre di destra, già a 14 anni in un pranzo di famiglia stupii tutti dicendo che mi piaceva Almirante. Ho seguito Msi, An, Pdl, Forza Italia, ora ho la tessera della Lega. Voglio portare il mio contributo”.
Moralmente si sente a posto?
“Sì. Non entro nella vicenda giudiziaria: non posso farlo in questa fase preliminare. Ma la verità verrà fuori. So di non aver commesso alcun reato. La gente mi conosce e me lo hanno dimostrato in tanti con attestazioni di solidarietà e vicinanza”.
Eppure da certe frasi ‘intercettate’ pare venir fuori la pretesa di un aiuto dai politici in virtù dei voti avuti.
“Non è affatto così. Ricordo a memoria le frasi dette in quelle circostanze e poi venute fuori pubblicamente dagli atti, come avviene nella giustizia italiana. Parlo in modo schietto, diretto e certe frasi possono essere interpretate male. Ho sempre svolto la mia attività politica come servizio fin da quando ero in circoscrizione al Giotto. Vado a testa alta”.
Lei cercava sostegni economici per la sua attività in crisi. Come va adesso?
“Nessuno mi ha aiutato, ma vado avanti con la serietà e l’impegno di sempre. Maniche rimboccate: sul pezzo dalle 7 alle 20. Per fortuna il lavoro non manca. Questo distributore esiste dal 1970 ed esisterà ancora. Anche se la pandemia ha avuto effetti devastanti per tutti. Il 2020 mi ha riservato guai di tutti i tipi. L’unione con mia moglie, mio figlio, mia mamma, mia sorella, i parenti e gli amici mi danno grande forza.”
Chi sono i suoi elettori?
“Tanti aretini che mi conoscono e che incontro ogni <CF1401>giorno al distributore”.
Perché serve un Ghinelli bis?
“C’è un percorso da portare avanti. Sono state fatte tante cose, ma altre non ce l’abbiamo fatta a completarle. Io non mi accontento mai. L’amministrazione Ghinelli ha cambiato Arezzo, c’è stata una rinascita impressionante nella cultura e nel turismo che il centrosinistra non era riuscita neppure a immaginare. Ora, con fondazioni e iniziative, è un patrimonio a disposizione di chiunque guiderà la città”. 
L’inchiesta è un ostacolo?
“Non aiuta. E’ stata anche una cartina tornasole: certi che pensavo amici non si sono visti né sentiti. Ma è la vita. Ha comunque prevalso la marea di persone che hanno fiducia in me ”.