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Arezzo, Dindalini (Tiemme): "Gli autobus non basteranno per tutti". Studenti e pendolari rischiano di restare a piedi

 Massimiliano Dindalini, presidente Tiemme

Giovanna Belardi
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Studenti e pendolari rischiano di restare a piedi se nell’autobus il limite numerico, visto il distanziamento di un metro tra passeggeri, è stato raggiunto. A venti giorni dalla riapertura delle scuole esplode il caso dei trasporti scolastici. 
Basteranno gli automezzi per l’urbano e l’extraurbano, dovendo tenere conto delle regole e soprattutto delle distanze per proteggersi dal Covid? Massimiliano Dindalini, presidente Tiemme, mostra perplessità: “E’ da subito dopo il lockdown che chiedo agli enti locali di pensare al 14 settembre, perché si sapeva che non sarebbe stato facile organizzare il sistema. Ma non ho avuto risposte. Stando alle condizioni di carico se la distanza resta un metro, come sembra, in un autobus di 50 persone ne possono salire al massimo venti. Ci vorrebbe più del doppio dei mezzi. Abbiamo chiesto di rivedere le regole perché così è impossibile”.
Secondo lei cosa andava fatto?
“Bisognava ripensare i tempi, ma da subito, non a pochi giorni dalla riapertura. Se gli enti avessero ragionato su come riorganizzare il rientro a scuola per esempio su tre fasce orarie, forse saremmo stati in grado di avere aule a sufficienza, senza dover fare lavori o altro, e anche autobus in numero sufficiente. E’ vero che non si possono impegnare gli operatori scolastici tutto il giorno, ma siamo in una fase di emergenza, e secondo me sarebbe bastato riorganizzare il lavoro. Nessuno ci ha provato e comunque ora è tardi. E adesso con questo sistema, si rischia di non avere mezzi sufficienti. Sono seriamente preoccupato, perché è da maggio che dico che bisognava attrezzarsi e riorganizzare i tempi della città”.
Cosa succederà a partire dal 14 settembre?
“Se le cose davvero rimangono così, noi siamo tenuti a far rispettare le norme e quindi gli autisti dovranno dire a qualcuno che non può salire se il limite è già stato raggiunto. Questo significa che mano a mano che ci si avvicina ai centri di riferimento aumenta la capienza e di conseguenza aumenta il rischio che la gente resti a terra. Il problema sarà soprattutto per l’extraurbano, perché dove prima salivano in 60 ora al massimo potranno stare una ventina di pendolari e studenti”.
Chi dovrà materialmente contare e permettere l’accesso al mezzo?
“Il responsabile è l’autista. Non siamo in condizione di mettere una persona a terra, per esempio a controllare la temperatura. Lascio immaginare cosa sarà dalle 7.30 alle 8.30. Non solo alle fermate ma anche per strada, con tutti gli studenti che aspettano o che si dirigono verso le scuole. Per questo ribadisco che, stante la situazione, l’unica soluzione era rivedere i tempi, spalmare tutto su più fasce orarie così da evitare problemi. Di certo così non sarà possibile garantire il trasporto pubblico a tutti quelli che ne hanno bisogno”.
C’è ancora la possibilità che cambi qualcosa?
“Ci saranno incontri nei prossimi giorni con scuole e Comuni. La gente deve sapere che c’è il rischio che in tanti restino a piedi”.