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Arezzo, inchiesta Coingas: nuovi interrogatori e i tempi del processo intrecciato alla politica

 Il pm Roberto Rossi

Luca Serafini
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E’ un’inchiesta che può far male, oppure evaporare. Ma ci vorrà del tempo prima di stabilire se il groviglio di accuse su Coingas, Multiservizi ed Estra è annodato intorno a veri reati e, in caso affermativo, commessi da chi. Vicenda delicatissima sotto elezioni dato che tocca anche il sindaco uscente Ghinelli, candidato per il secondo mandato. Concluse le ferie la procura apre la “finestra” degli interrogatori e per la prossima settimana il pm Roberto Rossi ha in agenda due appuntamenti rilevanti. Martedì 8 e mercoledì 9 settembre sono in programma gli interrogatori, rispettivamente, di Sergio Staderini, ex amministratore di Coingas ed ex uomo di fiducia del sindaco Ghinelli, e dell’avvocato fiorentino Pier Ettore Olivetti Rason, professionista cui Coingas affidò molte delle consulenze finite nel mirino degli inquirenti perché ritenute non utili e dispendiose. Presunto peculato. Tutto ovviamente da dimostrare. Gli indagati avranno di fronte il pm Rossi, che ha raccolto lo scottante fascicolo dal collega Andrea Claudiani partito per Perugia, e gli investigatori della Digos che conoscono a menadito le seimila carta del maxi faldone. Sui due interrogatori in realtà c’è massima incertezza: la decisione se rispondere alle domande o invece rinunciare (è un atto difensivo facoltativo per fornire la propria versione) non sarebbe ancora presa. Staderini è assistito dagli avvocati Mario Cherubini e Francesco Maresca, Olivetti Rason dall’avvocato Antonio D’Avirro. Gli interrogatori arrivano dopo la chiusura delle indagini condotte sui tre filoni. Altri dei 13 indagati sono stati sentiti nei mesi scorsi, qualcuno preferisce restare in attesa. Valutate tutte le posizioni, gli elementi emersi e i chiarimenti pervenuti, il pm dovrà poi avanzare le richieste di rinvio a giudizio o di proscioglimento. Questo, a naso, potrebbe avvenire dopo le elezioni del 20 e 21 settembre, o dopo il ballottaggio, che in caso si terrebbe a inizio ottobre. Nell’ipotetico ruolino di marcia, l’udienza preliminare dal gup potrebbe essere celebrata nei primi mesi del 2021, con inizio dell’eventuale processo entro l’anno. In base alla legge Severino è sufficiente la condanna in primo grado per reati legati alla pubblica amministrazione, per far decadere un amministratore. Rischio che il sindaco Ghinelli (ipotesi favoreggiamento e abuso d’ufficio, difeso dagli avvocati Piero Melani Graverini e Luca Fanfani) e la coalizione che lo sostiene, hanno valutato bene, con punto fermo le affermazioni pronunciate dal primo cittadino nell’aula del consiglio comunale dopo gli avvisi di garanzia: e cioè l’aver agito in modo corretto, per il bene della città, senza violare la legge, al netto di intercettazioni e registrazioni di frasi che possiamo definire dubbie e che sono alla base del teorema accusatorio. Colloqui captati per telefono dalla Digos e gli audio scottanti realizzati di nascosto da Staderini nelle riunioni. Un humus e un contesto che forse ora vorrebbe spiegare al pm. Per sintetizzare, i reati al centro dell’inchiesta vanno dal peculato all’abuso d’ufficio, dalla corruzione al favoreggiamento, a vario titolo, e si riferiscono a tre aspetti: 1) le consulenze affidate dalla partecipata Coingas allo studio legale Olivetti Rason e al commercialista Marco Cocci per circa mezzo milione; il presunto scambio indebito sulla nomina a presidente di Multiservizi, società dei cimiteri, tra Luca Amendola e il consigliere Roberto Bardelli; la nomina in Estra di Francesco Macrì. A inizio agosto è stato interrogato Amendola, che avrebbe escluso una indebita promessa di utilità (corruzione) al Breda: solo l’aiuto ad un amico in difficoltà, slegato da qualsiasi tornaconto, dato che Bardelli non aveva voce in capitolo nella nomina del presidente.