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Arezzo, uccise ladro entrato in ditta: niente archiviazione per Fredy Pacini. Ecco perché. Gip ordina nuove indagini

Fredy Pacini, il manichino e Vitalie Mircea Tonjoc

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Uccise il ladro entrato nella sua ditta di notte per rubare, niente archiviazione per Fredy Pacini, il gommista di Monte San Savino. Il gip Fabio Lombardo ha rigettato la richiesta del pm Andrea Claudiani che aveva  qualificato l'azione di Pacini come "legittima difesa putativa". Nella notte del 28 novembre 2018 il gommista, che dormiva nel capannone esasperato dai furti, con pistola regolarmente detenuta, sentì dei rumori: era una banda di ladri che con il piccone sfondavano l'ingresso. Dal soppalco nel quale dormiva sparò e colpì alle gambe uno dei malviventi, un giovane moldavo, che morì dopo aver tentato la fuga, dissanguato.  Indagato inizialmente per eccesso di legittima difesa, Fredy era diventato il simbolo del diritto di proteggere le proprietà private. Ci furono cortei, slogan, e il piano appoggio dell'allora ministro dell'interno Matteo Salvini. Ma né la nuova legge introdotta dal governo gialloverde né quella precedente, né il codice penale con la forma della legittima difesa putativa (uno stato emotivo tale da giustificare la reazione omicidiaria) hanno per ora scagionato Pacini. Il giudice Lombardo ha restituito gli atti alla procura di Arezzo che ora ha sei mesi per svolgere accertamenti, con il pm Roberto Rossi, su una serie di punti ritenuti non chiari, che vanno, appunto, dall'aspetto psicologico del momento in cui si trovò Pacini (la reazione che provocò l'omicidio fu davvero proporzionata alla minaccia?), al fatto che spense il sistema di allarme appena sentiti i rumori, alla pistola usata (che pare non avesse mirino e laser ma deve essere argomentato meglio), alle ferite della vittima (fu trascinato o riuscì davvero a spostarsi con le sue gambe ferite) al riflesso prodotto dalla torcia del malvivente che secondo la procura poteva sembrare una pistola. Da chiarire anche se il gommista poteva proteggersi trincerandosi nella sua stanza, chiudendo la porta. Una serie di aspetti che il giudice ha indicato alla procura per essere scandagliati ulteriormente. La sorella della vittima aveva sollecitato in questo senso una valutazione completa della vicenda.