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Arezzo, cannabis terapeutica: il caso di Walter il malato indagato arriva alla Camera

Luca Serafini
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Il caso di Walter De Bendetto in Parlamento. L’onorevole Michele Sodano (M5S) ha pronunciato un intervento ieri, giovedì 10 settembre 2020, alla Camera dopo la notizia pubblicata dal Corriere di Arezzo, che il 48enne malato di artrite reumatoide è indagato per coltivazione di canapa indiana. E’ la vicenda della serra di Ripa di Olmo. La sostanza veniva prodotta per le terapie cui De Benedetto si sottopone, con prescrizione medica, per alleviare i forti dolori. “Io sto con Walter De Benedetto”, dice Sodano. “Da un lato è riconosciuto invalido al cento per cento e dall’altro è considerato un criminale.” Appello alla politica: ascoltare il grido di Walter e degli altri come lui. “Occorre discutere una nuova legge di legalizzazione”.

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“Come sto? Diciamo che timbro il cartellino. Il mio è un dolore che diventa agonia. Una sub vita”. Walter De Benedetto, malato di artrite reumatoide, stenta a vedere un filo di luce nella sua irreversibile storia clinica. La richiesta di rinvio a giudizio per la coltivazione di cannabis formulata dal pm Chiara Pistolesi, rende più grigio il futuro. Ma Walter si batterà. Per sé e per i diritti in cui crede: “La cannabis per me e per altri è un aiuto, una speranza, un sostegno: la serra che mi fu sequestrata mi avrebbe aiutato per un anno intero. Vado avanti con quella che mi passa l’Asl e che legalmente, dietro prescrizione, pago”. Ma fronteggiare i dolori del suo male non è facile. Walter parla di grammi, di olio, di proporzioni tra piante e olio, di estrazione, di trituramento, di vaporizzatore. Di biscotti alla marijuana. Di sollievo che la sostanza gli procura aiutandolo a dormire. Ma le leggi dello Stato dicono altro. Carabinieri e procura devono attenersi a quelle. Ed ecco che Walter ha dovuto nominare l’avvocato Lorenzo Simonetti di Roma per difendersi. Quando ci fu il blitz a Ripa di Olmo, dove vive, e l’arresto dell’amico che annaffiava le piante, a Walter con fu contestato nulla. Ora però gli è stato notificato l’atto. “Devo ricevere le carte e studiare il caso”, dice l’avvocato Simonetti, appena incaricato. “Abbiamo seguito molte vicende e sono certo che Walter può uscirne assolto”. L’operaio che fu arrestato ha evitato la condanna con la “messa alla prova”: volontariato presso l’Enpa. Walter, disabile, ha movimenti limitati. “Purtroppo” sospira “non si sa quante piante servono per poter ricavare un grammo di olio. Tutti mi conoscono, sanno chi sono: era evidente che le piante non erano destinate alla vendita, allo spaccio. Se così fosse stato avrei avuto un sacco di soldi”. Il nemico quotidiano di Walter è la compressione midollare che lo tormenta e impedisce i movimenti. Sogna ad occhi aperti quando poteva andare a camminare nel bosco di Sargiano fino a sei, sette anni fa. Ora, costretto sulla sedia a rotelle, stenta anche a muovere le braccia. Non vede un futuro. Ci sono più bassi che alti nelle sue giornate. Dopo aver provato mille cure, mille rimedi, gli ipnotici e un sacco di medicinali, ha scoperto la cannabis. Secondo Walter - che si batte anche sul fronte del fine vita - sarebbe sacrosanto consentirne la coltivazione per curarsi così, dietro prescrizione medica. Invece c’è un problema di quantità irrisolto, di fabbisogno, di sopravvivenza. “Se la prendono con un pesciolino piccolo, innocente e malato...”