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Arezzo, operazione Rockerduck: così gli albanesi facevano soldi facili con cocaina e marijuana. Trolley e nascondigli

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Smantellata ad Arezzo un'organizzazione di trafficanti di cocaina e marijuana. La banda riforniva e spacciava in città. In arresto 13 persone, - 12 di origini albanesi e un italiano - di cui 8 in carcere e 5 ai domiciliari, per i reati di concorso continuato e aggravato in detenzione ai fini di spaccio di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente. Le manette sono scattate per 9 in città, uno a Parma e tre sono stati rintracciati in Albania. Le indagini sono state condotte per un anno durante il quale sono stati tratti in arresto altre 8 persone e 21 deferite. Sono stati lunghi mesi di appostamenti e pedinamenti che hanno portato al sequestro di ingenti quantitativi di droga, stimati in 6 chili. Documentate oltre 3200 cessioni di sostanza stupefacente e segnalati 300 assuntori. In città la droga veniva scambiata anche all’interno di trolley. Gli spacciatori utilizzavano parcheggi e aree di sosta di fronte ai centri commerciali o in periferia come zone di scambio nel tentativo di passare inosservati. Come magazzino invece erano state individuate le campagne aretine, dove sotterravano le ingenti partite di droga disseppellite successivamente. Finalmente, il colpo di coda con il maxi blitz, scattato all'alba, che ha visto impegnati 120 militari.
Sono stati il Procuratore delle Repubblica Roberto Rossi, il colonnello Vincenzo Franzese, comandante provinciale del Comando dei carabinieri di Arezzo, il tenente colonnello Pierfrancesco Di Carlo, comandante della Compagnia di Arezzo, e il maggiore Valerio Gentili comandante del reparto operativo a illustrare l’azione che ha raccolto le due operazioni “familja” e “rockerduck”.
“Le attività investigative” ha detto il colonnello Vincenzo Franzese “ ha consentito ai militari di ricostruire la rete di soggetti, prevalentemente albanesi, che avevano attivato in città ‘piazze di spaccio’ nel cuore del centro storico, così come nelle zone periferiche ed anche in alcuni centri commerciali, destinandole allo smercio al dettaglio delle sostanze stupefacenti e documentando plurime cessioni nell’ordine di alcune migliaia, per un valore economico complessivo stimato in circa 200mila euro. L’operazione è stata condotta dal nucleo investigativo e dalla Compagnia di Arezzo. Sono 13 le misure cautelari per i reati contestati di detenzione e spaccio, prevalentemente di cocaina, dodici dei quali di nazionalità albanese e un solo italiano. Le operazioni che hanno visto impegnati gli uomini dell’Arma per un anno hanno consentito anche di denunciare in stato di libertà 21 soggetti e hanno portato all’arresto in flagranza otto persone e al sequestro di ingenti quantitativi di droga stimati in sei chili. Segnalati inoltre 300 assuntori”. Stroncata quindi un’organizzazione ramificata anche se gli spacciatori non erano collegati tra loro. I criminali infatti non erano collegati tra loro e per questo è contestato il concorso e non l’associazione ma di fatto contavano in una rete di favoritismi e, in alcuni casi, anche di legami di parentela che hanno spinto gli investigatori a battezzare “Familja” una delle due operazioni. “L’operazione Familja” ha spiegato il maggiore Valerio Gentili, comandante del reparto operativo, “ha preso nome dal termine albanese che significa ‘famiglia’, per indicare il rapporto di parentela che hanno alcuni indagati, tra i quali figurano due coppie di fratelli, collegati tra loro in quanto cognati; quella “Rockerduck”, dal personaggio Disney, poiché i sodali si vantavano di riuscire a fare soldi facili con i loro illeciti traffici”. 

*IL PROCURATORE ROSSI

Duro colpo per l’approvvigionamento e lo spaccio della droga in città grazie alla professionalità degli uomini e delle donne della Benemerita. Per Roberto Rossi Procuratore della Repubblica presso il Tribunale, “l’operazione è la dimostrazione della costante attenzione dell’Arma dei Carabinieri verso i fenomeni criminali. Un’operazione che si distingue dalle precedenti per il numero delle persone arrestate, i quantitativi di sostanza stupefacente accertate ma soprattutto per il livello. Le indagini hanno permesso di risalire a un livello superiore. Questa volta si tratta non di spacciatori al minuto, ma di fornitori di quantitativi ingenti. L’Arma dei Carabinieri ha così interrotto un canale di rifornimento di cocaina nella nostra provincia. Le indagini si sono protratte per un lungo periodo con intercettazioni e pedinamenti che denotano la professionalità dei carabinieri”. In particolare sono stati individuati e distinti quattro gruppi di albanesi che con l’ausilio di italiani (aretini tra i 40 e i 50 anni), erano dediti sia all’attività di spaccio al dettaglio o come fornitori per il successivo spaccio da parte di terze persone. Gli albanesi erano imprenditori che lavoravano regolarmente per giustificare un reddito. Gruppi che si rifornivano con ingenti e costose quantità da 200 e 300 grammi a partita che poi nascondevano sottoterra e che si aiutavano fra loro quando rimanevano sprovvisti della sostanza stupefacente che finiva nelle tasche degli assuntori.