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Caso Guerrina, uccisa e corpo mai trovato: Gratien fuori dalla Chiesa, ultima occasione per svelare il suo segreto

Luca Serafini
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Gratien Alabi non è più Padre Graziano. Con “decreto di dimissione obbligatoria” è stato espulso dall’Ordine dei Premostratensi ed è a un passo alla riduzione allo stato laicale. Sì, la Chiesa ha scaricato l’uomo venuto dal Congo, diventato sacerdote e inviato dal vescovo di Arezzo a curare le anime nella lontana parrocchia di Cà Raffaello, un pugno di case nell’Appennino. Là in quell’isola di Toscana nella terra di Romagna, il primo maggio 2014 sparì Guerrina Piscaglia: la donna si era invaghita del vice parroco e il prete la uccise per poi farne sparire il corpo, ha stabilito la giustizia italiana con la sentenza definitiva che lo condanna a 25 anni di reclusione. Dal 20 febbraio 2019 Alabi è rinchiuso nel carcere di Rebibbia dove sconta la pena. “Sono un uomo di Dio” disse anche in quella occasione, dopo l’atto finale pronunciato dalla Corte di Cassazione. Ma la veste bianca che indossava in tv e nel convento di Roma dove era stato ai domiciliari, ora è solo un ricordo. Non può più celebrare la messa e le funzioni religiose, se gli fosse permesso. Lo conferma l’avvocato Riziero Angeletti, il suo difensore e dalle carte si scopre che la Curia generalizia dei Premostratensi si era riunita sul caso Alabi fin dal marzo 2019, con tanto di voto segreto degli abati e successiva determinazione del mese di agosto. “L’abate generale ha ritenuto di dover  attendere gli sviluppi dell’indagine e che si completasse l’iter processuale”, si legge nei documenti di espulsione. E gli atti sono stati trasmessi alla Santa Sede per la successiva conferma. Il Vaticano ora sta facendo i suoi passi per cancellare definitivamente il cinquantenne congolese dai ranghi dei suoi ministri dei sacramenti. La Chiesa, finché ha potuto, ha tollerato il prete di colore che frequentava le prostitute, amava la birra e, stando al verdetto, tolse la vita a Guerrina che, innamorata e fuori controllo, poteva rovinargli i piani e la carriera di chierico, diventato presbitero il primo agosto del 2004. “Non è più prete? Era l’ora, è giusto così, troppo lusso altrimenti…” dice Benito Alessandrini, il suocero di Guerrina, che di Alabi era amico e ora segue amorevolmente con la moglie Giovanna il figlio disabile della Piscaglia rimasto senza mamma. Anche per Mirco, il marito di Guerrina, è il provvedimento che ci voleva. Quel primo maggio Alessandrini lo trascorse accanto a padre Graziano portandolo in auto a un funerale e ad una messa, ma non si accorse che lui gli aveva ucciso la moglie. Sembrava impossibile che il sacerdote del paese sorridente e innovativo potesse arrivare a tanto. Si pensò a una fuga. Poi, poco alla volta, la verità venne a galla. Il corpo non si è mai trovato e il processo è stato indiziario. L’avvocato Angeletti potrebbe tentare la strada della revisione, ma servono elementi dirompenti e non la solita litania: “Sono innocente, le indagini sono state svolte solo verso di me”. La famiglia Alessandrini e la famiglia Piscaglia, coltivano ancora la speranza che si arrivi a trovare i resti della donna. “Ci dica dove l’ha messa”. Ma il prete è una sfinge. Ora è rimasto solo. La Chiesa che all’inizio aveva provveduto anche alle spese legali di Alabi adesso non ne vuol sapere più. Deve anche tutelarsi dalla richiesta danni formulata dal marito e dal figlio di Guerrina volta a ottenere un risarcimento. Chiedono un ristoro per quanto procurato loro da un ministro della Chiesa. E’ il primo caso del genere in assoluto, ma gli avvocati Nicola Detti e Francesca Faggiotto dopo la diffida presentata alla Curia di Arezzo e all’Ordine dei Premostratensi sono pronti a sostenere le ragioni di Mirco e Lorenzo in una causa. Il 28 febbraio i collaboratori di Papa Francesco gli hanno notificato l’atto che lo informa del procedimento di riduzione allo stato laicale dopo che per ordine di appartenenza “è sufficientemente provata la colpevolezza” e nel periodo in cui è stato presso la Curia generalizia non ha prodotto”argomenti convincenti”. Se Alabi ha un’altra verità che tiene nascosta, se ha coperto qualcuno, se ha un ruolo solo minore e marginale, forse è il momento che si decida a parlare.