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Arezzo, ladro ucciso: la procura scioglie i cinque nodi del caso Fredy. Pistola, lesioni, torcia, porta e allarme

 Fredy Pacini, la moglie e l'avvocato Cheli

Luca Serafini
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Il destino di Fredy Pacini passa attraverso cinque punti da chiarire. Il supplemento di indagine è in pieno svolgimento. Dopo la mancata archiviazione per il gommista che uccise il ladro entrato a rubare nel suo capannone, il procuratore Roberto Rossi ha affidato ad esperti e carabinieri i quesiti posti dal giudice Fabio Lombardo. Il pm ha chiesto risposte precise e celeri, così da poter restituire in tempi stretti (molto meno dei sei mesi concessi dal gip) le nuove conclusioni. Legittima difesa o no: questo il solito bivio. Ma quali sono i nodi da sciogliere? 1) Pistola Glock. Regolarmente detenuta da Fredy. Forse non si saprà mai se aveva il puntatore laser e la torcia inseriti, ma il perito balistico Paride Minervini dovrà illustrarne meglio le caratteristiche; 2) Il ladro moldavo, Vitalie Mircea Tonjoc, 28 anni, raggiunto alle gambe da due colpi (uno dei quali provocò il dissanguamento mortale) era in grado di uscire con un balzo dal capannone di Monte San Savino, come ha raccontato Fredy o, ferito, qualcuno lo spostò? Risponderà il medico legale. Ma due cose sono certe: il ladro, esanime, fu trovato a 40 metri dall’officina con la pila stretta in mano che non poteva certo avere se fosse stato spostato; i Ris non hanno trovato nel cadavere impronte o tracce biologiche di alcuno; 3) A proposito della torcia, trovata spenta, poteva davvero determinare un riflesso di luce che, come dice Fredy, nel buio luccicò e gli fece pensare a un’arma? Di color blu elettrico, la torcia è sotto esame; 4) Il soppalco dove dormiva Pacini, esasperato dai furti, era dotato di una porta blindata che, se chiusa, lo avrebbe messo al riparo dai malviventi? Pare di no; 4) Pacini disattivò l’allarme appena svegliato dalle picconate dei ladri sulla porta (non voleva turbare i familiari a casa, con il suocero morente). Ma come funzionava il dispositivo? Che manovre fece il gommista e a che ora?; 5) E se l’allarme fosse rimasto attivo, dopo quanto tempo le forze dell’ordine sarebbero arrivate? Per il giudice, colmando queste zone d’ombra si avrà un quadro definito. E a quel punto si potrà decidere se Fredy non va processato oppure sì. Il pm Andrea Claudiani aveva considerato per lui la scriminante della “legittima difesa putativa”: benché non minacciato direttamente e non in pericolo di vita, Fredy in quel momento drammatico ritenne di esserlo (il buio, l’essere solo e senza vie di fuga, alle prese con persone che parevano armate). Il giudice, più cauto, vuol capire bene se l’atteggiamento del gommista fu adeguato o eccessivo, sproporzionato, quindi non perdonabile. La procura ora sta rivalutando tutta la dinamica del fatto di quel 28 novembre 2018. E nell’arco di un mese il magistrato potrebbe stabilire se i cinque colpi di pistola esplosi da Fredy verso la porta finestra e gli intrusi, furono un legittimo atto di difesa. Poi la palla tornerà di nuovo al giudice.