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Arezzo, ex palazzi di Mancini ridotti a dormitorio: il gambiano arrestato dalla polizia si era rifugiato lì

Luca Serafini
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Il gambiano ricercato e arrestato per le sassate ai vigili urbani dormiva negli ex palazzi Mancini. Gli edifici lungo via dei Carabinieri e non lontano dalla Questura, vicino al supermercato Eurospin. Un villaggio che l’imprenditore Piero Mancini con la sua Mbf aveva iniziato a costruire prima che l’impero Ciet crollasse.
Quei palazzi, realizzati per alloggi e uffici ma in buona parte incompiuti, sono all’asta. A vuoto i tentativi finora fatti per venderli. Il prezzo partito da cinque milioni scende di volta in volta fino a quando per qualcuno diventerà un affare. Intanto la zona è emblema di degrado e i tetti servono a chi non ne ha uno. Come il trentenne del Gambia che a luglio lanciò bottiglie e sassi contro gli agenti della Polizia Municipale dopo un controllo a Campo di Marte. 
Scappato via al parco del Pionta, è stato successivamente individuato, riconosciuto, monitorato. E messo in carcere, come anticipato ieri dal Corriere, in seguito all’ordine di custodia cautelare chiesto dal pm Angela Masiello e disposto dal giudice Giulia Soldini. L’africano ieri ha risposto nell’interrogatorio di garanzia. 
Ha chiesto scusa alla Polizia municipale. “Ero ubriaco, non mi rendevo conto”, ha detto. Difeso dall’avvocato Simona Chiarini, il trentenne ha parlato anche dei suoi problemi di inserimento ad Arezzo per la difficoltà di trovare un lavoro. Più volte è stato pizzicato a infrangere la legge e non ha rispettato il foglio di via che gli impone di stare fuori dalla città. Era qui quando a fine luglio si avventò sulla Municipale, è rimasto qui fin quando la Squadra Mobile è andata a prelevarlo per l’arresto in uno dei palazzi ex Mancini dove ha ricavato l’alloggio abusivo. Ubicati in posizione strategica, alla immediata periferia della città, gli edifici eretti dall’ex presidente dell’Arezzo calcio, sono fantasmi. Monumenti che raccontano il tracollo di uno dei primari gruppi imprenditoriali di Arezzo, Ciet (in amministrazione straordinaria), e ricovero per disperati. Un luogo vicino a caserma dell’Arma e uffici della Polizia di Stato. Era la “casa” del trentenne, incastrato dalle telecamere e riconosciuto dagli agenti. Almeno per tre mesi la sua residenza ora è il carcere.