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Arezzo, inchiesta Moretti: cadono accuse autoriciclaggio per tre membri della famiglia della moda e del vino

Luca Serafini
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Nell’inchiesta Moretti sul presunto autoriciclaggio milionario escono di scena altri tre membri della famiglia: Alberto e Monica, figli del patron Antonio, e sua sorella Giovanna. Il pm Marco Dioni, al termine delle indagini, per loro chiede l’archiviazione: deciderà il giudice, ma secondo la procura non ci sono elementi per portarli a giudizio. Restano in ballo solo le posizioni ritenute rilevanti: il padre del super vino rosso Oreno, Antonio Moretti Cuseri, il figlio Andrea (imprenditore di Pull Love), i collaboratori Marcello Innocenti e Paolo Farsetti. I quattro, cioè, finiti ai domiciliari nell’ormai lontano novembre 2018 quando la Guardia di Finanza eseguì il blitz nel Moretti world, fatto di vigneti, yacht, moda, palazzi, e una miriade di società intrecciate tra loro. La richiesta di archiviazione per Alberto, Monica e Giovanna è di queste ore. Erano già usciti di scena in precedenza la moglie di Antonio, Luciana Lo Franco, e l’altro figlio, Amedeo. La lunga lista iniziale degli indagati (c’era anche Chiara Paghera, moglie di Andrea) si è man mano assottigliata: comprendeva molti nomi di persone indicate come prestanome per il vortice di operazioni societarie macchiate, secondo l’accusa, da un vizio di fondo: riutilizzare in operazioni commerciali e imprenditoriali denaro provento di reati fiscali e tributari. Autoriciclaggio, cioè, più altri reati tra cui una serie di bancarotte. Il pm Marco Dioni step dopo step ha messo a fuoco quelle che ritiene le effettive responsabilità da perseguire. Alla luce degli interrogatori e delle memorie giunte sul suo tavolo, si è convinto che Alberto, Monica e Giovanna non abbiano partecipato ad alcuna associazione a delinquere. Si sono soltanto resi disponibili a rappresentare formalmente alcune società del gruppo che, a loro insaputa, avrebbero riutilizzato denaro di illecita provenienza. Sono stati quindi restituiti ai tre i beni sequestrati: denaro e immobili. A proposito di sequestri, il pm ha anche reso al patron Antonio la società agricola Orma, valore due milioni, per effetto del ricalcolo dell’esatto volume del presunto riciclaggio. Non i 25.525.409 euro contestati all’inizio, ma 21.480.138 come ha fissato il tribunale del Riesame dopo un ping pong di sentenze tra Arezzo e la Cassazione. A quasi due anni dal blitz, si sciolgono dunque le accuse intorno alla ‘zia’ Giovanna, difesa dagli avvocati Luca Fanfani e Dario Buzzelli, a Monica e ad Alberto. I legali di Alberto, Tommaso Acuti e Benedetta Guzzoni, hanno prodotto una memoria risultata decisiva. Il più creativo dei giovani Moretti, si è dedicato in particolare alle calzature, prima con Arfango e poi con una linea che porta il suo nome. Esperienze non fortunate, unite poi ai problemi della catena Modi e Moda del gruppo di famiglia. Tuttavia, nonostante problemi oggettivi di omessi versamenti previdenziali, è emerso che da parte di Alberto non c’è mai stato nelle attività imprenditoriali riutilizzo di denaro di provenienza legata a reati: ciò che ha percepito a livello personale fu nella veste di consulente di moda, stilista. La storia di Arfango, poi, terminò con una liquidazione e non con un fallimento: non vi fu alcuna dissipazione. Su altri fallimenti non c’entra affatto, perché al massimo aveva ruoli non operativi, di semplice consigliere. Anche dalle intercettazioni non emerge come soggetto di riferimento. Dopo i momenti di gloria con le calzature di lusso in velluto, indossate anche da Elton John e Lady Gaga, oggi Alberto Moretti ha una società che opera sempre nella moda. E’ fuori dal processo. Anche se il decreto spetta al giudice. Babbo Antonio, impegnatissimo con i vini, il figlio Andrea, la cui Pull Love va bene nel mercato della maglieria, i factotum Innocenti e Farsetti conosceranno presto la data dell’udienza preliminare. Le strade processuali potrebbero dividersi. Rito ordinario o riti alternativi. Accordi con l’Erario. La procura punta a recuperare una fetta di milioni che ritiene spettino allo Stato.