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Arezzo, via al Ghinelli bis: la festa, i cori, lo zainetto, il nodo vice sindaco e la scelta degli assessori

Luca Serafini
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“Gli aretini mi vogliono bene. Sono felice ma sento tutta la grande responsabilità di esserne ancora il sindaco, perché so cosa vuol dire. Ci metterò tutto l’impegno e l’energia. Questa è una città fantastica, però deve esserne convinta di più. Lavorerò per renderla ancora migliore”. Una manciata di minuti dopo le 16, Alessandro Ghinelli è già festeggiato dalla sua gente: piazza San Francesco si affolla per l’“assembramento” post ballottaggio. Tutti in mascherina, “gomitate” e qualche abbraccio. C’è chi canta “Ralli ciao, Ralli ciao, Ralli ciao ciao ciao” per l’avversario sconfitto, staccato di 9 punti. C’è chi scandisce il “Taci, taci, taci” pronunciato nella elettrica sfida televisiva dall’ingegnere al medico. Espressione ormai entrata nel vocabolario aretino con hashtag e magliette. “Il buon governo è stato premiato”, dice il sindaco mentre batte gomiti e solleva calici di plastica un attimo dopo che il monitor si è fermato sul 54,5% per lui, contro il 45,5% dello sfidante. Marjorie, la fidanzata americana, sua promessa sposa, lo abbraccia, lo bacia e spiccica due parole che esprimono tutto: “amore”, “congratulazioni”. Sheldon, il cagnolino di casa Ghinelli, spalanca gli occhietti, partecipe. E poi lo spumante. Le note dell’inno nazionale ed il “Vincerò” che si levano nell’aria. Scene da un matrimonio bis tra l’ingegnere e la città. Invitati, tutti i big dell’alleanza: Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia con Arezzo nel Cuore e Civitas Etruria. Ognuno avrà la sua fetta, negli assetti futuri dell’amministrazione 2020-2025. “No, non ci sono ancora i nomi degli assessori né date per la presentazione della giunta”, frena Ghinelli. Lucia Tanti che ha lanciato Ora Ghinelli su livelli superiori a cinque anni fa, è commossa dal risultato per il quale si è fatta un mazzo così. C’è chi sostiene che non sia affatto esclusa per la carica del vice sindaco, data forse per troppo scontata in quota Lega. “Presto anche per questo”, dice Ghinelli. “Comunque non abbiamo firmato nulla”, riferendosi al patto di coalizione stretto a Roma a fine febbraio nel Caffè vicino a Montecitorio. Un pensiero lo rivolge all’avversario Ralli: “Cosa gli dico? Auguri di buona opposizione”. E un consiglio: “E’ persona intelligente, lo stimo molto, ma gli suggerisco di ragionare con la sua testa lasciando perdere chi gli sta vicino”, dice riferendosi a certe scintille in campagna elettorale. Ghinelli si ripropone come sindaco di tutti gli aretini, non di una parte sola: “buona amministrazione”. Però alla domanda se, ad esempio, la presidenza del Consiglio comunale andrà all’opposizione, invita ad aspettare. Giacca blu, stemma del Comune appuntato al petto, pantaloni chiari, cravatta ‘Old school university’, Ghinelli festeggia con lieta moderazione. “Sento un grosso carico di responsabilità. Non mi aspetto sconti, ma il progetto di questi cinque anni è stato compreso. Abbiamo fallito per poco la vittoria al primo turno solo per colpa della frammentazione delle liste”. I mille voti presi dagli scontenti di Fabio Butali hanno pesato. Quelli portati via al centrosinistra da Marco Donati, l’ex Pd che ha scompaginato il quadro, invece hanno aiutato. Prima e dopo. “Una parte dei suoi elettori si è riconosciuta in me”. E vede “possibili punti di contatto sui programmi”. Rispetto a cinque anni fa, alla festa manca Gianfrancesco Gamurrini. “Ma fino all’ultimo è stato mio vice e assessore, mi spiace che abbia invitato a non votare la nostra lista: i rilievi che ho mosso non erano verso di lui ma verso l’inefficienza del sistema, della burocrazia sui lavori”. Inutile fare pronostici sugli uomini e le donne di giunta, forse ancora 7 o forse di più. Volteggiano i nomi di Alessandro Casi e Monica Manneschi per la Lega, Giovanna Carlettini e Francesco Lucacci per Fdi, Federico Scapecchi o Alessio Mattesini per FI. Gli impegni forti del sindaco anche fuori dal Comune con l’Anci (Associazione comuni d’Italia) e con l’Ato dei rifiuti, presuppongono (lo sottolinea lui) la presenza al suo fianco di un vice/portavoce in perfetta sintonia e collaborazione. E qui, appunto, torna in ballo la figura di Lucia Tanti, che sembra calzare a pennello al ruolo. Lega permettendo. “A lei devo molto” come del resto “a tutti i partiti”. Per quanto valga il postulato che “tutti necessari nessuno indispensabile”. Immagina una città più europea e non isolata, Ghinelli. Anche un possibile dialogo migliore con la Regione, rimasta al centrosinistra. Benché il neo eletto governatore Giani sia venuto “non una o due volte, ma tre, a fare campagna elettorale per Ralli”. Con la promessa: “Se non ci ascolta, batto i piedi sul tavolo”. E se nella giunta regionale ci fosse un aretino, Ceccarelli ad esempio, meglio. Poi Ghinelli si concede per mille selfie, alla Salvini. Quindi prende lo zaino in spalla, come nel 2015, e sale al Comune con scia di fan al seguito. “Felice ma consapevole: ho tante cose da fare e da fare bene”. C’è anche un nemico da battere che mina salute, economia, turismo: si chiama Covid.