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Arezzo, alcol e notte brava alla Cadorna: monumento ai caduti coperto di bottiglie

Alessandro Bindi
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Il monumento ai caduti in guerra del 225esimo e 226esimo Reggimento Arezzo è stato trasformato in una dispensa per superalcolici. Il luogo un tempo simbolo del rigore e del rispetto per la Patria, intorno al quale durante l’alzabandiera sono cresciute generazioni di militari, adesso è un cestino a cielo aperto. L’area da tempo è frequentata da gruppi di ragazzi che a quanto pare trascorrono le serate alzando il gomito. Ieri mattina è stata Mery Cornacchini a rinvenire ben undici bottiglie scolate di superalcolici. “Sono i resti” racconta Cornacchini “dell’ennesima notte brava. Ho ricevuto le lamentele di chi vive in via Petrarca. Residenti che puntualmente, nel weekend, sono costretti a convivere con urla e schiamazzi di giovani che stanno in strada fino a notte fonda, in preda ai fumi dell’alcol”. Succede nel centro storico e anche in piazza Fanfani dove intorno al monumento c’è chi consuma vodka. Anche sabato scorso, se si considera la scia di bottiglie seminate a terra, è stata una serata alcolica. “Ci sono bottiglie di vodka e un prato di sporcizia” conferma la paladina del decoro, che nonostante sia rimasta fuori dal consiglio comunale continua nel suo impegno di sentinella del territorio. E’ stato un brutto risveglio domenicale per Cornacchini che ha dedicato la mattinata festiva a un tour antidegrado per monitorare strade e piazze in modo da capire le cattive abitudini dei giovani aretini. “Non sono di sicuro persone adulte a seminare tanto degrado e inciviltà. Purtroppo il problema dell’abuso degli alcolici da parte dei giovani sta diventando un fenomeno sociale per il quale c’è bisogno di sensibilizzare le famiglie”. 
“Domenica mattina ho contato undici bottiglie solo intorno al monumento di piazza Fanfani nell’ex piazzale della caserma Cadorna. E’ un campanello di allarme che deve far riflettere. I residenti si lamentano di ragazzi che la notte urlano in strada e si picchiano. Ai genitori suggerisco di aprire un dialogo con i figli per trasmettergli i valori che stiamo perdendo. In molte famiglie non si parla più. Oggi vedo tanta distanza e la mancanza di dialogo anche tra i ragazzi che comunicano più sui social e su WhatsApp invece che guardarsi negli occhi. La mancanza di confronto porta a isolarsi e magari anche a rifugiarsi nell'alcol trovando il divertimento nelle serate alcoliche che dobbiamo frenare per il bene dei nostri ragazzi”.