Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, cacciatori con la mascherina nella squadra per l'abbattimento dei cinghiali

Sonia Fardelli
  • a
  • a
  • a

Caccia, in tempo di emergenza sanitaria anche la battuta al cinghiale si fa con la mascherina. Tutti i componenti della squadra, seppur siano all’aria aperta e spesso in mezzo ai boschi, la indossano, insieme ai giubbotti arancioni. 
Così hanno fatto anche questo fine settimana i cacciatori della squadra di San Firenze - Alpe di Poti, chiamati da privati cittadini, proprietari di agriturismi e agricoltori per cercare di fronteggiare l'emergenza cinghiali nelle zone di Staggiano, a pochi passi della città, di Mulinelli e di Peneto. “Abbiamo ricevuto tantissime chiamate” spiega il capocaccia Sauro Cappini. “Giardini e prati devastati, ma anche vigne e campi di granturco. Spesso quando vi entra un branco di cinghiali non resta più nulla. La situazione non è semplice da gestire. I cinghiali presenti nelle nostre zone sono ormai davvero tanti”.
La caccia al cinghiale andrà avanti fino al 6 gennaio con possibilità di fare battute il sabato, la domenica ed il mercoledì. 
Ad Arezzo operano nove squadre composte in media da una quarantina di persone, anche perchè per poter fare la battuta è obbligatorio essere almeno 18 cacciatori. Un numero non sempre facile da raggiungere, anche in considerazione del fatto che a dedicarsi a questo tipo di caccia sono sempre meno persone e quasi tutte non giovanissime.
“L’età media dei membri delle squadre per la caccia al cinghiale è di 55/60 anni” continua Sauro Cappini, “i giovani non vengono sicuramente con noi la mattina presto. Noi facciamo quello che possiamo per tenere sotto controllo i branchi di cinghiali evitando danni a cittadini e agricoltori”.
E adesso in tempo di emergenza sanitaria quando non possono garantire il distanziamento devono anche essere muniti di mascherina.