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Arezzo, ex fabbrica Unoaerre di nuovo all'asta: prezzo sceso da 19,6 milioni a 2,5. Area nel degrado

Luca Serafini
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Nuova asta per la vecchia Unoaerre mentre le erbe infestanti sommergono la fabbrica dismessa di via Fiorentina. Il prezzo va sempre più giù: siamo scesi a 2,5 milioni, si era partiti da 19,6. Ma nessuno si è fatto avanti. Per le eventuali offerte c’è tempo fino al 15 dicembre, il 15 gennaio 2021 l’apertura delle buste. Se ci saranno. E’ l’ennesimo tentativo per recuperare soldi da destinare ai creditori della società che fu messa in liquidazione dieci anni fa e dalla quale è nata, come newco, la nuova Unoaerre Industries sotto la guida della famiglia di Sergio Squarcialupi. Un’operazione di rilancio che scongiurò il peggio, salvando l’occupazione ed una storia industriale dalla quale è nato il distretto orafo aretino. Quella appena lanciata col nuovo bando è l’asta numero quattordici a partire dal 2011. Si spera che il mercato immobiliare finora rimasto indifferente risponda con delle manifestazioni di interesse. I liquidatori non si fanno troppe illusioni, i tempi sono quello che sono, ma qualcuno che fiuta l’affare potrebbe spuntare fuori. La posizione della vecchia Unoaerre è strategica e se l'economia dovesse riprendere a girare, la riconversione dell'area in chiave direzionale, residenziale e commerciale può rivelarsi un jolly. La vendita riguarda 75mila metri quadrati di superficie e 140mila metri cubi di struttura. Prezzo 2.524.094, più 228 mila per il piano di caratterizzazione quinquennale e la messa in sicurezza. Uno spicchio di area è stato aggiudicato ad una ditta confinante con un ricavo di 68mila euro. Ma il grosso è rimasto al palo. I liquidatori giudiziali Alessandro Benocci, Luciano Bertolini e Gino Faralli, avvocato il primo e commercialisti gli altri, seguono la procedura. L'immobile appartiene a “Realizzazioni e bonifiche Arezzo srl in liquidazione e concordato preventivo”. Il concordato in continuità, con la nascita della newco, ha segnato una ripartenza della locomotiva Unoaerre, a San Zeno. Conti in attivo e lavoro, nonostante le traversie del settore orafo ora complicate dal Covid. Resta da vendere la vecchia Gori e Zucchi, fabbrica simbolo del boom economico di Arezzo. Una storia industriale nata nel 1926 con i pionieri Leopoldo Gori e Carlo Zucchi. Per decenni, dal 1966 al 2011, in via Fiorentina si è lavorato l’oro. Dai pavimenti e dal terreno è stato possibile recuperare, con procedure complesse, polvere di metallo prezioso per 100mila euro, andati ai creditori. Saldati quelli privilegiati, restano i chirografari: le banche. Intanto, in attesa di riqualificazione, l’area che fu cittadella dell’oreficeria e del gioiello made in Italy, è ridotta in pessimo stato: condizioni minime di sicurezza garantite, ma aspetto generale di degrado e abbandono. Una foresta.