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Arezzo, le accuse della procura al sindaco Ghinelli. Cosa è il caso Coingas, Multiservizi, Estra. Gli audio, cosa può accadere

Ghinelli e il pm Rossi

Luca Serafini
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Per il sindaco Alessandro Ghinelli non è certo un fulmine a ciel sereno, ma la richiesta di rinvio a giudizio sul caso Coingas, arriva precisa a guastare almeno un po’ il giorno solenne dell’insediamento per il secondo mandato alla guida della città di Arezzo. Stamani alle 9, al Centro affari, l’adunanza del consiglio comunale. Ieri in tribunale il procuratore Roberto Rossi ha depositato alla cancelleria del giudice delle indagini preliminari l’istanza di processo per i tredici indagati coinvolti nei tre filoni dell’inchiesta intrecciata alla vita politica aretina degli ultimi anni: Coingas, Arezzo Multiservizi, Estra. 
Dopo il voto
Il magistrato avrebbe potuto esercitare l’azione penale già un mese fa, ma per un certo “fair play” giudiziario è stato evitato il fragore prima delle elezioni, vinte largamente da Ghinelli al ballottaggio con oltre 23 mila voti. Sono quattro i capi d’accusa che riguardano il sindaco, tutti riferiti a fatti connessi alle società partecipate dal comune. Abuso d’ufficio e favoreggiamento i reati ipotizzati. Nel gruppo degli indagati figurano anche Alberto Merelli, assessore uscente e rientrante nella giunta Ghinelli, e Roberto Bardelli, il Breda, rieletto consigliere con Ora Ghinelli. C’è Francesco Macrì, presidente di Estra. E poi l’ex presidente di Arezzo Multiservizi, Luca Amendola, quello di Arezzo Casa, Lorenzo Roggi, e l’amministratore di Coingas, Franco Scortecci. In ballo, insomma, un bel pezzo di amministrazione pubblica del centrodestra. 
Iter processuale
Udienza preliminare prevista nei primi mesi del 2021, febbraio o marzo. Linea di totale serenità da parte del sindaco Ghinelli: “So quello che ho fatto e che ho detto”, ha dichiarato dopo le elezioni al Corriere, riferendosi al suo operato, alle intercettazioni della Digos e alle frasi ‘rubate’ dall’ex collaboratore Sergio Staderini, anch’egli indagato, Ma quali ricadute può avere il processo penale per Palazzo Cavallo? Con una condanna in primo grado per abuso d’ufficio (processo forse entro il 2021) scatta la sospensione dall’attività amministrativa per la durata di diciotto mesi, con i poteri di sindaco che passerebbero al vice, la fidata Lucia Tanti. Eventualità presa in considerazione dalla maggioranza, consapevole della bega giudiziaria, a fronte della granitica autodifesa pronunciata da Ghinelli in consiglio comunale: “Ho agito correttamente nell’interesse comune”. Ad assisterlo nella vicenda processuale sono gli avvocati Piero Melani Graverini e Luca Fanfani. Ma quali sono, nel dettaglio, le accuse verso Ghinelli? Ricapitoliamo. 
Consulenze Coingas
La procura considera inutili, irrilevanti e dai costi esorbitanti, una serie di incarichi affidati dalla spa Coingas al commercialista Marco Cocci (144 mila euro) e all’avvocato Pier Ettore Olivetti Rason (399 mila). Oltre mezzo milione di spese evitabilissime, con denari pubblici. “Peculato”, ritenne il pm Andrea Claudiani che ha completato le indagini prima del trasferimento a Perugia e che ora ribadisce in toto il procuratore Roberto Rossi. Nei guai i professionisti Cocci, Olivetti Rason (in modo marginale Jacopo Bigiarini dello studio legale fiorentino) e l’ex amministratore Sergio Staderini che le varò. Ma anche il successore in Coingas, Franco Scortecci, con la collaboratrice Mara Cacioli e l’avvocato Stefano Pasquini che si occupò della legittimità delle consulenze: anziché denunciarle come malversazioni, ritengono i pm, avrebbero operato per coprirle e sistemare i conti così da renderle regolari: favoreggiamento. E il sindaco che c’entra? L’ipotesi è che si sarebbe adoperato con loro per giustificare le elargizioni, eludendo le investigazioni. E pressando l’assessore Merelli per strigliare i revisori dei conti che, nell’esercizio del loro dovere, censuravano le consulenze. La famosa telefonata del sindaco a Merelli: “... se questa persona non intende fare questa cosa e dal momento che ce lo abbiamo messo noi, si dice schiodati ci si mette un altro".... "Non è accettabile che uno messo lì da noi non ci stia a sentire". Ma Ghinelli giustifica: non voleva che si bloccasse Coingas, cassaforte che distribuisce i dividendi di Estra preziosi per gli aretini. Nulla di più. Ghinelli e Merelli sono accusati anche di abuso d’ufficio, oltre che di favoreggiamento: in Coingas avrebbero dovuto far rilevare le inopportune elargizioni ai professionisti, a tutto danno del comune e degli altri comuni soci. Tutto da dimostrare. A partire dal fatto che gli incarichi fossero farlocchi. Nel filone consulenze, infatti, i professionisti rivendicano il lavoro svolto. Se fu vero sperpero di pubblici denari lo sapremo a suo tempo.
Vicenda Multiservizi
Il nocciolo qui è il presunto patto corruttivo che ci sarebbe stato tra Luca Amendola e Roberto Bardelli, che era il consigliere comunale più votato di Forza Italia, senza alcun incarico e con problemi economici forti. Se quest’ultimo fosse stato favorevole alla nomina di Amendola a presidente di Multiservizi - questo il presunto accordo - avrebbe ricevuto un aiuto economico da Amendola (accesso al credito per 200 mila euro presso una banca). I due protagonisti (a spalleggiare il Breda ci sarebbe stato anche Lorenzo ‘Lollo’ Roggi) negano il “pactum sceleris” che configura la corruzione. Ma il grumo di colloqui registrati di nascosto da Staderini alimenta i dubbi degli inquirenti. E il ruolo del sindaco? Messo a conoscenza dei problemi del Breda, si sarebbe adoperato (favoreggiamento reale) per il rispetto del patto. Tra le frasi di Ghinelli in mano all’accusa, sempre tratte dall’archivio di Staderini (indagato pure su questo filone), c’è questa: “A me mi hanno sempre detto nominalo (riferito ad Amendola ndr) perché risolvi i problemi al Breda, gli vuoi bene al Breda? allora nominalo”. E poi gli incontri con i vertici di Forza Italia (onorevoli Mugnai e D’Ettore), le riunioni concitate in cui si parla del rispetto della promessa, le frasi colorite. 
Capitolo Estra
Qui a Ghinelli (con Staderini, Merelli e Macrì) si contesta l’abuso d’ufficio per aver proiettato lo stesso Francesco Macrì - eletto nel 2015 in consiglio per Fratelli d’Italia - nel cda di Estra. Un “ingiusto profitto” patrimoniale e di prestigio, dice il pm, attraverso un atto illegittimo. Non si poteva, sostiene la procura. Per il decreto legge che vieta il conferimento di incarichi di amministrazione in enti privati in controllo pubblico, come Estra, a chi ha rivestito nell'anno precedente la carica di consigliere comunale. Tema controverso. La scelta di Macrì per i vertici del colosso dell’energia ci fu. Preceduta dalla famosa concertazione di maggioranza (Staderini: “Macrì ci rompe più i coglioni in giunta o in Estra?”. E Ghinelli rispose: “In giunta”). Con una memoria alla procura, per ora inutile, Macrì - che è indagato su altre vicende legate a Estra ma si dichiara sereno - argomenta la legittimità dell’incarico. Vedremo. Intanto il paniere riempito dalla Digos con atti, intercettazioni, interrogatori, per il pm Rossi è tale da spedire tutti a processo. Tra qualche mese primo crocevia, l’udienza dal gup (uno tra Giulia Soldini, Fabio Lombardo, Claudio Lara). Il percorso sarà lungo, tortuoso, forse con sorprese.