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Arezzo, addio all'ex pm Elio Amato. Lunga carriera come magistrato. Si è spento per il Covid

Luca Serafini
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Addio al dottor Elio Amato. Un signore, un uomo di legge. Il magistrato di Arezzo aveva 81 anni ed è stato protagonista di una lunga carriera al servizio della giustizia. Si è spento all'ospedale San Donato sabato sera 24 ottobre, dopo le 19. Era ricoverato in Malattie Infettive. E’ stato l’infido Covid a fiaccare e vincere il suo organismo.

Il sostituto procuratore Elio Amato è stato pm di tante indagini e tanti processi. Era andato in pensione nel 2014 dopo aver tenuto la toga sulle spalle sino a quando la legge glielo aveva consentito e cioè fino ai 75 anni di età. A dimostrazione di un legame viscerale con la giustizia: avvocato prima, dal 1972 magistrato.

Una famiglia di magistrati, la sua. Radici della famiglia siciliane, a Palermo, lui nato in Calabria, ad Acri in provincia di Cosenza. Poi la lunga carriera iniziata a Milano, quindi a Nuoro dove Amato si occupò di sequestri di persona e si distinse per le sue qualità, poi dal 1976 ininterrottamente ad Arezzo dove ha lavorato per 37 dei 42 anni della sua carriera.

Grande bagaglio giuridico e culturale, Elio Amato è stato un protagonista della cronaca aretina, vissuta dalla parte di chi cerca la verità e chiede la giustizia. Dagli omicidi alle associazioni a delinquere, dalle truffe ai furti, dalle bancarotte alle violenze, ad ogni tipo di reato perseguito dal codice penale, si è occupato di molte pagine di vita aretina. Puntiglio, acume e grande dedizione alla professione, il dottor Amato ha svolto il suo lavoro superando anche i momenti difficili della malattia che lo ha bersagliato quando era nel pieno dell’attività.

Con la quiescenza si era ritirato nella pace di Pieve a Quarto, in mezzo alla natura. Lascia le figlie Barbara e Bianca. La famiglia sottolinea come i medici e i sanitari del San Donato si sono prodigati fino all’ultimo per la sua salute. Il dottor Amato era stato ricoverato il 4 ottobre in seguito ad una frattura alle costole. Al suo ingresso in ospedale non era positivo al Covid, come appurato dagli accertamenti. Sono poi insorte delle complicazioni tali da richiedere un difficile intervento chirurgico durato diverse ore. Dopo essere stato in rianimazione, era tornato nel reparto dove nei giorni scorsi si è manifestata, dagli esami, la presenza del Coronavirus. Trasferito in Malattie Infettive, ha combattuto contro il virus che però ha avuto la meglio sul suo fisico debilitato da tante battaglie.

Se ne va una figura carismatica del tribunale di Arezzo. La Giulia blu che tuttora aveva era la sua inseparabile vettura. Passava da via Michelangelo su quella macchina quando la sera del 25 gennaio 1991, un venerdì, vide una fiammata uscire dal Principe:  fu testimone e poi inquirente di uno dei fatti di cronaca più gravi della  storia aretina: l’esplosione della discoteca. Una ragazza morta, venti feriti. C’era la Guerra del Golfo, si pensò ad un attentato. Emerse poi che era stata una fuga di metano.

Il dottor Amato, nato nel gennaio del 1939, entrato in magistratura nel 1972, amava ricordare che il babbo era stato anche lui magistrato, dal 1928, e il nonno lo era diventato nel 1902. L’antenato, tanto erano grami i tempi, andava a studiare legge al cimitero perché almeno c’era la luce dei lumini. 

Tra gli innumerevoli casi dei quali si è occupato il pm Amato, spicca l’omicidio del farmacista di Ortignano Raggiolo, ucciso con una balestra dall’ex maresciallo dei carabinieri Pierfranco Congiatu. Catturato e inchiodato alle sue responsabilità, l’assassino venne condannato all’ergastolo.

Amato ha indagato sui conflitti a fuoco tra le bande di albanesi e rumeni avvenute all’Orciolaia e all’Olmo che inquietarono la città, assicurando alla giustizia gli autori. E ha diretto l’inchiesta che ha assicurato alla giustizia la banda dei sardi dediti agli assalti ai furgoni portavalori. Ma è davvero impossibile elencare la mole di lavoro prodotta dal dottor Amato contro i crimini di ogni tipo.

Il dottor Elio Amato è stato lucido fino agli ultimi giorni della sua vita. Poi il virus maledetto lo ha separato dai suoi cari e se lo è portato via. Lascia un ottimo ricordo in quanti lo hanno conosciuto e lavorato al suo fianco.