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Arezzo sott'acqua, il neo assessore riparte da zero. Opposizioni all'attacco, via Romana chiede consiglio aperto

Alessandro Bindi
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Arezzo sott’acqua. Sono bastate poche ore di pioggia per mettere in crisi il sistema fognario. Tunnel e scantinati allagati, strade trasformate in fiumi, automobilisti con le auto in panne tratti in salvo dai pompieri. Le zone critiche sono le stesse. Via Romana è apparsa un alveo di un fiume così come le traverse di via Tripoli e via Capponi. Il sottopasso pedonale di via Dante come una piscina. Allagamenti anche in via Anconetana, ma anche a Pescaiola, a San Zeno e San Firenze. È stato un sabato mattina amaro per molti aretini che si sono trovati l’acqua alla porta. C’è stato anche chi si è visto allagare garage e scantinati. Una trentina gli interventi dei vigili del fuoco che hanno svuotato con la motopompa gli scantinati. Nel sottopasso di via Arno e di via Amendola i pompieri hanno tratto in salvo gli automobilisti mentre l’acqua saliva tra i sedili dell’abitacolo della vettura. Gran lavoro della Polizia Municipale impegnata a chiudere strade e tunnel allegati per interdire la circolazione. Chiusi anche gli accessi al parco Arno e al parco Giotto sprofondati sott’acqua nonostante i freschi interventi di riqualificazione che avrebbero dovuto mitigare anche il rischio idrogeologico. Agitazione, di primo mattino, al mercato settimanale del Giotto; al momento dell’apertura delle bancarelle la strada era un lago. È bastato ripulire i tombini per far riaffiorare l’asfalto. La nuova giunta Ghinelli sembra dover ripartire da zero. La patata bollente della manutenzione è in mano al neo assessore Alessandro Casi insediatosi giovedì a palazzo Cavallo. Fresco di battesimo non ha fatto in tempo a dormire sonni tranquilli. Dopo il primo giorno da assessore, la notte del venerdì è stata all’insegna del maltempo. Ma cosa ha messo in ginocchio la città? Il timore è che agli interventi strutturali ancora da fare si sia aggiunta la scarsa manutenzione delle caditoie. Alessandro Casi ha voluto accertarsi di persona. “Ho effettuato sopralluoghi in via Romana, al parco Giotto e al parco Arno, ho visto tunnel completamente allagati. Porrò attenzione alla manutenzione e farò un’attenta analisi di tutto quello che riguarda il sistema fognario non solo di via Romana, ma anche di via Giotto, Pescaiola e altre zone dove si sono verificate criticità. Dovremmo rifare il punto della situazione per evitare che i problemi emergano ad ogni acquazzone creando danni e disagi ai cittadini”. Prioritario sarà risolvere i problemi di via Romana, sommersa tre volte in un mese. Ed è da lì che i cittadini già chiedono un immediato confronto con l’assessore Casi. Il portavoce Luigi Zammuto continua a lamentare un problema irrisolto: “Siamo stanchi dei tentennamenti; chiederemo l’ennesimo confronto con l’amministrazione e i residenti raccoglieranno le firme per chiedere un consiglio comunale aperto dove parlare direttamente con gli amministratori”. 

LE OPPOSIZIONI

”Un assessorato al rischio idrogeologico”. E’ la proposta dei consiglieri comunali di Scelgo Arezzo. Per Marco Donati e Valentina Sileno il sindaco dovrebbe istituire un assessore deputato a questa specifica funzione. “Non basta più” dicono “una semplice delega. La situazione è diventata troppo rischiosa per l’incolumità dei cittadini e troppo onerosa per i danni che le bombe d’acqua creano con regolarità sconcertante. Serve un’attenzione che la giunta non ha mai messo in campo per prevenire il ripetersi di episodi pesanti per la città”. Il gruppo consiliare Pd chiede “una Commissione d'inchiesta consiliare non solo per capire i ritardi del Comune nella difesa del territorio e adottare iniziative utili a mettere fine agli allagamenti”. E commenta ironico: “Arezzo come Venezia”. Per il Pd “è necessaria una manutenzione e pulizia delle caditoie costante e va potenziata la rete fognaria”. Sostegno a chi protesta da Arezzo 2020 che paventa “responsabilità civili e penali per le mancate opere di manutenzione”. Consiglio al sindaco: “Si faccia dare consulenze su come amministrare la città, perché una nuova pioggia autunnale non la trasformi ancora da Città del Natale in Città del Natante”.