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Arezzo, consumi in picchiata: perso oltre un miliardo. Verso il Natale più incerto

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A due mesi esatti dal Natale risulta assai difficile pensare serenamente alle lucine colorate, agli addobbi e a quell’euforia contagiosa da shopping. Di contagioso c’è il Covid, che con la seconda ondata rischia di assestare una mazzata micidiale all’economia, proprio mentre questa cercava di rialzare la testa. I conti del pessimo 2020 si faranno alla fine, ma già a inizio settimana Confcommercio Toscana dovrebbe illustrare il quadro della situazione regionale. Un bagno di sangue. Settori del terziario bersagliati dalla crisi sanitaria che tra le sue conseguenze ha quella di impaurire. E quindi - insieme all’effetto restrizioni - di congelare i consumi. Dall’oro alla moda, dalla ristorazione ai tecnologici, per non parlare del turismo e di ogni altro ambito commericiale, è un vero pianto. Le cifre saranno squadernate domani, ma rispetto alla previsione stilata mesi fa e che prospettava 10 miliardi persi, la stima dovrebbe essere già salita a 12 miliardi di consumi in meno rispetto al 2019 in tutta la Toscana. E secondo le consuete proporzioni applicate quando si parla della provincia di Arezzo, la sforbiciata locale potrebbe superare il miliardo. Una bella botta. Senza che per ora si veda la luce in fondo al tunnel. Quello che preoccupa è il clima di prostrazione, sfiducia, timore, che attanaglia i cittadini che vedono incombere un nuovo lockdown, magari non totale, ma pur sempre afflittivo. Dopo la Pasqua sciupata dalla quarantena, lo sguardo scruta nel calendario con il timore di un Natale austero. Santa Claus non solo con la mascherina, ma con la slitta povera di doni. Solleticare la voglia di acquisti tra la popolazione di comunità stressate dalla pandemia, private di mercatini e occasioni pubbliche di abbraccio, è la grande sfida che la categoria dovrà affrontare fin da subito. Con il supporto fondamentale delle istituzioni. Servono sostegni, aiuti, vicinanza. Dalle ditte di ogni comparto arrivano nuovi segnali di sofferenza che preludono al ritorno alla cassa integrazione e agli ammortizzatori. Dopo la primavera nera e l’estate tornata illusioriamente luminosa, l’autunno-inverno veste di grigio. Propensione agli acquisti ai minimi termini, mentre il sistema del credito rileva il dilatarsi della liquidità nei conti correnti. Anche in provincia di Arezzo l’impennata nei depositi sarebbe tra l’8 e il 10 per cento. Un record nazionale. Soldi fermi a discapito dell’economia. Un altro studio di Banca d’Italia ha valutato che “nei prossimi tre mesi oltre il 30 per cento delle famiglie italiane pensa di ridurre ulteriormente i consumi non durevoli”. E ancora: “La quota di famiglie che ridurrebbe gli acquisti in negozi di beni essenziali (come gli alimentari) o le spese non essenziali (alberghi, bar e ristoranti) risulta crescente all’aumentare del numero dei contagi nella regione ed è più alta per i nuclei che hanno subito un calo del reddito familiare dall’inizio della pandemia”. Ci sarebbe una stretta correlazione tra numero di contagi nel territorio e propensione agli acquisti. In Toscana siamo sopra i mille al giorno, in provincia di Arezzo sopra i cento. Immaginabili le conseguenze: drastica “gelata” dopo la rifioritura de terzo trimestre.

L.S.