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Covid Arezzo, la Asl dice no all'ospedale da campo proposto da Ghinelli

Sonia Fardelli
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Un ospedale da campo per far fronte all’emergenza Covid. Il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli è deciso a proseguire su questa linea per non smantellare ulteriormente il San Donato. “So che non è un’operazione semplice” dice, “ma l'intenzione è quella di proseguire su questa strada e vedere quello che possiamo fare nella nostra città”. Oggi il primo cittadino avrà una nuova riunione della task force aretina anti Covid-19, alla quale parteciperanno oltre a rappresentanti dell’Ordine dei medici, altre realtà del settore sanitario e della Protezione civile per fare insieme un piano per fermare questo aumento continuo di casi di positività. Situazione che sta fronteggiando la stessa Asl con il direttore generale Antonio D’Urso che sta predisponendo lo spostamento di alcuni reparti dall’ospedale del capoluogo a quello di Bibbiena per riuscire ad arrivare in brevissimo tempo a 125 posti Covid al San Donato. “A mio avviso non siamo ancora in un’emergenza tale da prevedere l’allestimento di un ospedale da campo” dice D’Urso. “Ci stiamo muovendo nei nostri nosocomi per creare nuovi posti Covid. E poi il problema più grande dell’ospedale da campo non è certo l'allestimento, ma il personale che dovrà avere. Dove troviamo infermieri e medici in più da mandare in questa struttura?" Nel frattempo la Asl ha deciso di ripiegare sull’ospedale della Fratta che presto avrà posti per le cure intermedie Covid. In “panchina” pronto a fare la sua parte c’è anche quello di Sansepolcro che all’occorrenza potrebbe dare il suo supporto in questo momento di grande emergenza sanitaria. Se poi Arezzo dovesse ricorrere ad un ospedale da campo la Croce Rossa potrebbe essere un importante punto di riferimento. “Abbiamo già montato ospedali da campo per fronteggiare l'emergenza Covid” spiega il presidente della sezione di Arezzo, Luca Gradassi, “a Nuoro e a Napoli. E so che altre regioni li stanno chiedendo. Come Croce Rossa abbiamo tende pneumatiche modulari che vanno dai 6/7 posti letto in su. Hanno tutte gli attacchi per l’illuminazione ed il riscaldamento. Dipende poi quello che si vuole allestire dentro. Possono anche essere montate in 48 ore ed anche ad esempio in luoghi come i parcheggi ed i piazzali del San Donato. Abbiamo le strutture e comunque non sono decisioni che dobbiamo prendere noi. Spetta alla Asl dire quello che si deve fare e se queste strutture sono idonee all’uso. La speranza è che questo picco di contagi si plachi e che verso la fine dell’anno cali, altrimenti la situazione si farà difficile ed avremo un inizio 2021 problematico, quanto lo è questa fine del 2020”.
Una situazione di cui il dg della Asl Antonio D'Urso cerca di analizzare le cause. “Questa seconda ondata del Covid” dice, “da noi in Toscana è partita da Pisa e Firenze e poi si è estesa altrove. Anche ad Arezzo. E non è un caso che è partita prima in Valdarno, appunto perchè più vicino a Firenze. Forse c'è stato un calo di attenzione da parte di tutti i cittadini, ma il problema del boom di positivi ad Arezzo è anche legato al fatto che è una città che si trova in mezzo a grandi vie di comunicazione. Sono dunque arrivate persone anche dall’estero e da altre regioni. In luoghi di maggior dispersione e di minori contatti sociali la situazione è per forza diversa”.