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Arezzo, le case dei delitti e dei misteri: quella di via Romana è vuota dal 1985 tra storie di spiriti e dolore

Luca Serafini
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Le case dei delitti e dei misteri spesso girano pagina: nuova vita, aria, restyling. E chi ci va a vivere tempo dopo, magari è all’oscuro di cosa sia successo lì. Certe volte, invece, stanze e pareti restano inchiodate a quel maledetto giorno. Come la villetta di Cogne, deserta dal 2002 che ora va all’asta e in questi giorni ha riportato alla memoria la triste storia del piccolo Samuele e della mamma omicida. O come la bella casa di via Romana vicino ad Olmo, rimasta ferma addirittura al lontano 1985. Fu teatro di un omicidio-suicidio che scosse Arezzo: una giovane donna e un uomo. Tragedia passionale.

Il fatto fece scalpore e oggi, 35 anni dopo, non sarebbe neanche giusto andare a rinvangare. Se non fosse che le belle linee architettoniche della costruzione che sorge in costa a due passi da Arezzo, rappresentano un punto di riferimento nella geografia aretina. Da allora hanno ospitato solo il vuoto. Disabitata. Molti la chiamano la “casa dei fantasmi” e i proprietari, che non l’hanno più vissuta stabilmente, ci spiegano che è tutto frutto di una “maldicenza” messa in giro da chi, all’epoca, rimase molto disturbato dalla mancata volontà di vendere l’immobile. Ci fu chi propagò l’allarme: “Ci sono gli spiriti”.

Poi, si sa come funziona, le voci e le cattiverie alimentate da gelosia e invidia, passate di bocca in bocca, possono imprimere un bollo eterno. Succede per le persone e anche per le case. Gli spiriti, manco a dirlo, i proprietari non li hanno mai visti circolare. Anche se non ci abitano frequentano la casa quasi ogni giorno soprattutto all’esterno e nei grandi fondi. Ormai si sono rassegnati alla spiacevole etichetta. Non la venderanno mai, la casa, nonostante la posizione panoramica vicino alla città, né ci ricaveranno appartamenti. La villetta resterà così, addormentata, con le serrande perennemente abbassate da quando gli spari ruppero il silenzio.

Ci sono case dei delitti che nel tempo passano di mano: è successo a Lucciano di Bibbiena, dove le scale del casolare si tinsero di rosso: il pastore che vi abitava scaricò il fucile contro l’amico carabiniere. Era il 2002 e il movente non si è mai capito, con l’omicida che fu dichiarato semi infermo di mente. L’edificio venne venduto per racimolare i soldi con cui risarcire la parte civile: i familiari dell’appuntato. 
Sempre in Casentino, in tempi più recenti, a Lonnano di Pratovecchio sono stati venduti ai vicini i fabbricati e il podere dove il 64enne Dino Gori fu ucciso con un colpo di fucile dalla moglie Paola Marzenta. Era l’ottobre 2016 e quando la donna avrà finito di scontare i 14 anni di carcere potrà disporre, stando agli accordi con i nuovi proprietari, di un alloggio. 

Versa in stato di abbandono, al ponte di Cesa in Valdichiana, comune di Castiglion Fiorentino, il casolare dove nel giugno del 2002 un giovane assassinò a colpi di cric in testa la ragazza che non si arrendeva alla fine della loro relazione. Erbe alte, pietre che cadono, rovine. 
Nella stessa campagna castiglionese, nei pressi dell’ex zuccherificio, a Manciano, c’è un casolare, anche questo abbandonato, che vide fare scempio di una famiglia. Correva l’anno 1900 e la storia nera è quella di “Vento”, Angelo Menci, che, svegliatosi di notte fuori di sé, sterminò i suoi cari: moglie, mamma e tre figli. Poi uccise gli zii e sparò ai vicini. Nove morti, con accetta e fucile. La capanna data alle fiamme e gli animali della stalla anch’essi colpiti. Il casolare testimone di tale carneficina, guarda muto la strada e la sua storia è stata raccontata nei dettagli dal compianto Enzo Gradassi nel bel libro intitolato appunto “Vento”.
Ci sono case che, passata la luce dei flash dei cronisti e i riflettori delle telecamere, poi si mimetizzano nell’ordinarietà. Altre no. La casa da cui sparì Guerrina Piscaglia, il primo maggio 2014, e la canonica che frequentava, non hanno avuto l’onore del plastico a Porta a Porta come la villetta di Cogne, ma in tv le immagini di Cà Raffaello sono passate così tante volte che a tutti pare di essere stati lì. Potessero parlare, quelle pietre. Svelerebbero la vera fine della donna, uccisa da padre Graziano di cui si era innamorata, come ha fissato la Cassazione con condanna a 25 anni per l’ex prete. Mai trovato il corpo. Casa di Guerrina e canonica sono vuote. La prima appartiene alla famiglie ma non è abitata da marito e figlio. La seconda è della Curia, ma non ci sono più i frati nel luogo dove la Piscaglia andò e sparì.