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Arezzo, Alessandro Cantarelli accusato di bancarotta dopo fallimento dell'azienda di abbigliamento

 Alessandro Cantarelli

Luca Serafini
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Ha tentato fino all’ultimo di salvare l’azienda di famiglia travolta dalla crisi, arrivando anche a impegnare la sua villa: non c’è riuscito e ora si ritrova anche accusato di bancarotta fraudolenta. Per Alessandro Cantarelli c’è una coda penale alla vicenda del fallimento dell’omonima azienda di abbigliamento un tempo fiore all’occhiello dell’economia di Arezzo. L’imprenditore della moda, 53 anni, è indagato nell’ambito di una inchiesta aperta a inizio 2019 dalla procura e diretta dal pm Angela Masiello. 
Il magistrato ritiene indebitamente percepiti circa due milioni di compensi da parte di Alessandro Cantarelli negli ultimi dieci anni di vita della ditta, e cioè dal primo settembre 2008 fino al 16 maggio 2018, data del fallimento. In realtà Alessandro Cantarelli fu estromesso con l’avvento del Commissario Straordinario nel novembre del 2015.

Ma nell’ipotesi dell’accusa, tutta ovviamente ancora da dimostrare, l’imprenditore si sarebbe reso autore di una distrazione di risorse quantificata in 2.065.552 euro che Cantarelli avrebbe ricevuto a titolo di “compenso amministratore”, ma che la procura qualifica come “ingiusto profitto” ai danni dei creditori. 
Il pm Angela Masiello ha chiuso le indagini con l’avviso all’indagato e il prossimo passaggio sarà quindi l’udienza preliminare davanti al giudice, nella quale Cantarelli potrà rappresentare le sue ragioni. 
Per il pm la somma complessiva oggetto della presunta distrazione di risorse, sarebbe stata “prelevata senza aver cura dei richiami formulati dall’organo di vigilanza circa l’entità del compenso”.

Si contesta anche che le somme annualmente ricevute sarebbero state corrisposte “in stato di conclamato dissesto da parte della società” e rispetto a tre annualità sforando quanto previsto nelle delibere assembleari. L’inchiesta è ancora nella fase preliminare e l’essere indagato non significa affatto colpevolezza. L’imprenditore potrà quindi opporre la sua versione dei fatti. 

La storia dice che il tracollo di Cantarelli fu inesorabile e senza che lo Stato sia riuscito a salvare una storia imprenditoriale e circa 250 posti di lavoro. A novembre 2015, respinta dal tribunale la proposta di concordato avanzata da Cantarelli per risollevare l’impresa, un piano nel quale aveva creduto molto per salvare attività e maestranze, fu dichiarato lo stato di insolvenza e nominato il Commissario Straordinario Leonardo Romagnoli, noto avvocato del Foro di Firenze. L’attività proseguì per altri due anni guidata dal Commissario con parte del personale ma fu un’agonia ed il buco economico fu ulteriormente aggravato. Nessun compratore fu preso in considerazione. 
Fine della storia, col fallimento e con i curatori Salvatore Sanzo e Lucia Stefani dalla cui relazione è scaturita l’attività di indagine. 
Venduti marchio, magazzino e fabbrica di Terontola ai bulgari Yordanov, senza reali piani di rilancio produttivo. Verso il licenziamento i pochi addetti assunti. Finita la mobilità per tutti gli altri, la stragrande maggioranza donne, sia toscane che dell’Umbria, terra di origine della famiglia Cantarelli. La villa in posizione panoramica sui colli di Arezzo, finita all’asta, è stata venduta giorni fa.