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Arezzo, Max morto di Coronavirus a 54 anni e il dolore del fratello che non ha potuto tenergli la mano

 Max con il fratello Marco

Luca Serafini
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Massimiliano, anzi Max, di sicuro prima di morire ha cercato la mano di suo fratello Marco, anzi “Macco” come lo chiamava lui. Lo faceva sempre: quella stretta di mano lo rassicurava, gli dava forza. Erano legatissimi “Max” e “Macco”. Massimiliano Lelli aveva 54 anni ed è la vittima più giovane della pandemia in terra di Arezzo, tra le quasi cento esistenze falciate dal virus che aggredisce i polmoni.

Un ragazzo down, Massimiliano. Diventato uomo con i limiti e con gli aspetti speciali di quella disabilità che non gli ha impedito di vivere intensamente la sua vita fin quando è stato possibile. Quando cioè qualche anno fa le sue condizioni generali si sono complicate. Poi è arrivato il Covid. “In cinque giorni se ne è andato: il Coronavirus ha trovato terreno fertile nel suo organismo”, spiegano Marco e la moglie Nicoletta che ieri hanno accompagnato al cimitero Massimiliano tra lacrime e ricordi. C’era una unione fortissima tra loro e c’è un vuoto grande, ora. Negli ultimi tempi Max era ospite in una struttura, una residenza assistita, perché necessitava di particolari attenzioni, ma le visite e gli incontri erano frequenti. Fin quando la seconda ondata ha stoppato tutto. Ed è penetrata, perfida, nella struttura che pure fin da marzo è stata all’avanguardia nelle misure di prevenzione.

“Sembrava una polmonite rimediabile”, proseguono fratello e cognata di Max, invece il virus è stato aggressivo fino a prendere il sopravvento su Massimiliano. Un ragazzo down dalle mille risorse che fino a un po’ di tempo fa conduceva una vita autonoma. In giro per Arezzo, lo potevi incontrare al bar e conversare con lui. “Innamorato della musica, conosceva tutti i titoli delle canzoni di ieri e di oggi”, raccontano i suoi cari. “E poi ha praticato il nuoto e la palestra, con impegno e volontà. Era eccezionale”. La situazione è precipitata martedì. Al mattino dopo la visita dei medici del San Donato ai familiari è stato comunicato che il quadro clinico era peggiorato. Alle sette di sera, poi, la notizia della morte. Marco e Max erano come in simbiosi, legatissimi l’uno con l’altro, confida Nicoletta. Massimiliano cercava sempre la mano del fratello “Macco”.

E pensare alla crudeltà del virus che costringe i pazienti a morire in solitudine, senza uno sguardo, senza il conforto della persona cara, acuisce il dolore. “Chi ha vissuto questa esperienza sa cosa significa, è lacerante: dobbiamo pensarci continuamente in questo periodo maledetto, ci crediamo tutti immuni invece non lo siamo e se il virus attacca i più fragili ecco che se ne vanno così”, dicono Marco e Nicoletta. Con il pensiero fisso alla splendida persona che era Max, ragazzo speciale, che non ha potuto trovare il calore rassicurante della mano del fratello “Macco”.