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Arezzo, tre disabili morti nello schianto procura chiude inchiesta sull'autista: "Omicidio stradale plurimo"

Luca Serafini
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Quella strada è stretta e traditrice, era una serata di pioggia e il pulmino, è emerso, non correva a velocità sfacciata, anche se sopra il limite di 50. Ma secondo la procura non ci sono dubbi: la strage stradale alla Fratta di Cortona fu colpa della donna che guidava il Renault 9 posti con a bordo sette disabili. Tre morirono nello schianto sul tronco di un albero a lato della carreggiata, quattro uscirono gravemente feriti dal mezzo sfuggito al controllo lungo la provinciale 28 della Fratta. Concluse le indagini, il pm Marco Dioni contesta alla conducente il reato di omicidio stradale plurimo.

Fu il suo comportamento di guida, sostiene l’accusa, a provocare l’incidente. Rischia una pesante condanna. Era il 2 marzo di quest’anno, ma sembra passata un’eternità perché dal giorno dopo il Paese intero precipitò nell’emergenza Coronavirus che ancora oggi ci attanaglia.

I disabili avevano partecipato al corso di ballo a Manciano di Castiglion Fiorentino e tornavano alla base, la residenza sociale Villa Mimose, al Ferretto di Cortona. Li aspettavano per cena. A perdere la vita furono Selene Foschi, 43 anni di Livorno, Luigi Romano, 45 anni di Firenze ma originario di Napoli, e Ivan Osmeri, anche lui 45 anni, di Passignano sul Trasimeno. A condurre il pulmino c’era una dipendente di fiducia della cooperativa “Residenze riabilitative”, quarantenne di Castiglione del Lago, di origini rumene.

Restò ferita anche lei. Uscita dal pulmino chiamò i soccorsi. Secondo la ricostruzione dell’ingegnere incaricato dalla procura come consulente, fu fatale proprio una distrazione della donna. Perfettamente sobria, dicono le analisi, le sfuggì il controllo del Renault all’uscita di una curva. Un attimo. Con effetti devastanti. Il pulmino finì con la fiancata contro uno degli alberi che delimitano la strada, dalla parte opposta a quella di marcia. La scatola nera che doveva fornire informazioni tecniche sul sinistro non ha in realtà portato elementi, ma la velocità del veicolo sarebbe stata superiore ai 50 e inferiore ai 70 km orari. L’esame del mezzo incidentato avrebbe anche escluso malfunzionamenti, avarie, inefficienza dell’apparato frenante o altri problemi.

A fianco dell’inchiesta principale era aperto un secondo fascicolo con titolare il pm Elisabetta Iannelli dove in questo caso l’autista era parte offesa. Si procedeva per lesioni contro ignoti. Per fare luce su presunti deficit di tenuta di strada del pulmino (esclusi però dall’esperto) ma anche su un altro aspetto. Questo: la dipendente, operatrice sanitaria, doveva assolvere contemporaneamente sia al ruolo di autista che di accompagnatrice di sette persone disabili. Due ruoli molto impegnativi. Ma questo era regolare? E può aver inciso sulla distrazione fatale al volante del veicolo da nove posti con a bordo persone che per i loro problemi richiedono assistenza particolare? Il datore di lavoro, la cooperativa, può avere responsabilità? La procura ha chiesto l’archiviazione. L’autista difesa dall’avvocato Marta Tofani potrebbe presentare opposizione.