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Arezzo, diciotto filiali di Ubi passano a Bper. Anche la ex sede storica di Banca Etruria con il caveau

Luca Serafini
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Cambiano di nuovo ad Arezzo e provincia le insegne delle banche che furono di Bpel. Una parte delle filiali Ubi passa a Bper-Banca Popolare Emilia Romagna. E all’istituto con sede a Modena va anche la storica sede di Corso Italia: là dove tutto cominciò con la Banca mutua popolare aretina. Poi, si sa, seguirono 130 anni di crescita, il sostegno all’economia locale, i fasti, fino al cataclisma finanziario, politico e giudiziario. Nel 2015 la “risoluzione”, nel 2017 la fusione in Ubi. Nel 2020 l’acquisizione di Intesa Sanpaolo, protagonista dell’Ops che prevede l’accordo di cessione stretto con Bper  per evitare l’eccessiva concentrazione di mercato in ossequio all’antitrust[.

Delle 32 agenzie ex Etruria 14 resteranno a Intesa (il passaggio ad aprile 2021), mentre già a febbraio Bper assume la guida del suo “pacchetto” di filiali: 18, compresi due mini sportelli.
Siamo dunque alla vigilia di una nuova radicale mutazione di pelle e sostanza per il tessuto del credito in città e in provincia. E’ Fabio Faltoni, segretario provinciale del sindacato Fabi, a illustrare la nuova mappa delle banche: “In città andranno a Bper la storica sede ex Etruria di Corso Italia e le filiali di Via Romana, della Zona Industriale, dello sportello presso l’Ospedale, della zona Giotto/Via Caravaggio, Ponte alla Chiassa e Indicatore. Nel Comune, quindi, delle 13 filiali Ubi ex Etruria (e un minisportello), 7 vanno a Bper e 6 restano a Intesa”.

E in provincia? “Quasi tutte le filiali Ubi del Casentino verranno cedute a Bper, tranne Capolona: Bibbiena Stazione e Soci, Chiusi della Verna, Rassina, Pratovecchio e Ponte a Poppi”. In Valtiberina due su tre agli emiliani. “Sansepolcro e Anghiari diventeranno Bper, Badia Tedalda resta a Intesa”. Differente il destino della Valdichiana. “Restano con Intesa Castiglion Fiorentino, Camucia, Foiano, Marciano e Monte S. Savino”, dice Faltoni. Prevalenza di Intesa anche in Valdarno. “Delle tre filiali valdarnesi di Ubi, solo Castiglion Fibocchi andrà in Bper, mentre San Giovanni Valdarno e Montevarchi sono con Intesa Sanpaolo”. L’accordo prevede poi che saranno ceduti anche alcuni uffici in Arezzo, ma i dettagli saranno specificati in seguito. Rimarrà a Intesa il Centro direzionale di via Calamandrei (oltre trecento addetti). Mentre la sede del centro storico con il ricco caveau d’oro, prestigiosa per la rappresentanza e pure molto operativa con 40 impiegati, darà a Bper l’opportunità di entrare in modo incisivo nel cuore di una città e un territorio dove finora era defilata.

A proposito di luoghi storici e di valore identitario, saranno di Intesa la Casa Museo Bruschi, ben valorizzata in questi anni da Ubi, e il Caffè dei Costanti, locale cult di Arezzo che ha fatto da sfondo a La Vita è Bella di Benigni. L’operazione Ubi-Intesa-Bper prende corpo in un momento di particolare sofferenza, il ruolo degli istituti di credito sarà decisivo nella fase di ripresa post emergenza Covid. Intanto è centrale la questione occupazionale per i lavoratori ex Etruria ed ex Ubi. A stretto giro passeranno a Bper più di cento dipendenti. “Sono già partiti gli incontri sindacali per valutare e disciplinare l’impatto che tale cessione di ramo d’azienda avrà sui lavoratori”, dice Faltoni.

“Ci aspettiamo da Bper, che nella provincia aveva solo una filiale, un vero e grande progetto, che dia un significato profondo al suo insediamento nella nostra terra, andando a ereditare una buona fetta di quella che è stata per più di 130 anni la banca locale”. E ancora: “Ci aspettiamo da Bper attenzione e massima valorizzazione dei dipendenti, nell’interesse dei clienti e delle economie dei territori. Da parte nostra, come primo sindacato nel settore bancario, affronteremo a Milano, Modena – dove Bper ha sede – in Toscana e ad Arezzo, tutte le fasi di questo nuovo cambiamento senza fare sconti ma con spirito pratico e costruttivo”, conclude Faltoni.