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Arezzo, bullismo in centro: ragazzina perseguitata, tolta mascherina le sputano sul viso. Tre minori accusati di stalking

Luca Serafini
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Gravi offese, spintoni, minacce, pedinamenti e anche uno sputo sul viso, dopo averle abbassato la mascherina. E’ disgustosa la storia di bullismo ad Arezzo ambientata tra i portici di via Roma, piazza Sant’Agostino e il Parco Giotto, che emerge dalle carte dell’inchiesta da poco conclusa su una serie di episodi avvenuti tra giugno e luglio scorsi. Vittima di una serie di atti persecutori è una sedicenne, presa di mira da un gruppo composto da quindici, venti ragazzi, tre dei quali alla fine sono stati identificati e indagati. La procura del tribunale dei minorenni di Firenze chiede che siano processati per stalking.

Quei giovanotti, tra l’altro anche più piccoli della parte offesa, tenevano un atteggiamento prepotente e arrogante. Si ritenevano come padroni del “loro territorio” e autorizzati a esercitare la loro legge. Contro la ragazza, stando agli atti, sarebbe iniziata una sistematica opera di umiliazione e persecuzione. Parolacce molto pesanti, derisa, accerchiata, spintonata.

Un bruttissimo periodo nel quale la sedicenne aveva paura anche di uscire di casa, non più libera di frequentare certi luoghi dove i bulli spadroneggiavano. Anche gli amici intervenuti in sua difesa avrebbero subìto ritorsioni: “Vi meniamo”. Uno attaccato al muro e schiaffeggiato. Insomma, il branco comandava e guai a trovarsi sui loro passi.

C’è poi quell’episodio dello sputo sul viso della ragazza, a spregio, per punirla perché si era ribellata. Uno sputo, di per sé già grave, ancor più in un periodo, l’estate passata, dove il lockdown era finito ma l’uso della mascherina ancora raccomandato. Emerge il profilo di una struttura formata da quindicenni con un loro capetto. Frasi minatorie, insulti, inseguimenti e fastidi esercitati dai bulli anche in sella alla bicicletta. Zone calde della storia oltre a via Roma, piazza Sant’Agostino e la zona delle “molle” al Giotto. Dalla denuncia della ragazza, è iniziata l’attività della procura minorile, ora siamo nella fase in cui viene chiesto il giudizio per tre del gruppo.

Nel capo d’accusa si parla di atteggiamenti che in una città tranquilla come Arezzo stridono molto. Avrebbero discreditato la ragazza, “isolandola dal contesto socio relazionale frequentato”; i bulli avrebbero organizzato “agguati” fino a obbligarla a chiamare le forze dell’ordine “in quanto la circondavano, offendevano, deridevano esercitando una fortissima pressione psicologica, tale da obbligarla a mutare le sue abitudini di vita”.

Doveva cambiare percorsi, farsi scortare da persone fidate, era caduta in uno stato di ansia e paura, temeva per la sua incolumità. Il reato è ipotizzato in forma aggravata dall’aver agito in più di cinque e “per motivi abietti e futili”, consistiti “nella volontà di atteggiarsi a bulli”. I tre sono difesi dagli avvocati Gabriele Tofi, Carmina Pascale e Paolo Alpini. Sarà il processo a definire l’esatta dimensione dei fatti: se accuse esagerate, solo ragazzate sopra le righe, o vero bullismo da punire severamente con spirito correttivo e rieducativo.