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Lettera dai familiari di Max deceduto di Covid ad Arezzo: "Date calore a chi muore in solitudine"

Luca Serafini
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“La mia voce è poca voce, ma non posso fare a meno di parlare: lo vorrei fare con garbo e rispetto ma vorrei prevalesse la forza di questo mio dire”. Comincia così la lettera che ci ha inviato Paola Valdarnini, insegnante, parente di Massimiliano Lelli, morto a 54 anni di Covid al San Donato. Piombato nell’abisso di solitudine in cui il virus caccia, crudele, le sue vittime. Impossibile un contatto, l’ultimo, con i propri cari. La storia l’abbiamo raccontata giorni fa. Max, la sua disabilità, il Covid, la mano che avrebbe voluto stringere per sentirsi meno solo, quella del fratello Marco che lui chiamava “Macco”. Divisi, come tanti, dallo spietato Coronavirus.

Paola Valdarnini, uscita ieri dall’isolamento in quanto positiva - tampone negativo, finalmente - ci scrive: “Non posso non pensare a Max, il fratello di mio cognato. Max se n'è andato da solo, in silenzio, qualche giorno fa al San Donato. Io non sono l'unica testimone dell'amore che Max ha ricevuto nella sua vita. Fratello e allo stesso tempo, figlio dei miei cognati. Ogni loro scelta in questi anni, ogni loro decisione era improntata su Max, tutta la loro vita organizzata in funzione di Max al quale hanno donato tantissimo dal punto di vista affettivo ma anche da quello pratico”. In poche righe, la sintesi di una storia familiare. “Max, quale ragazzo Down, aveva diritto a conquistare le sue autonomie, a fare quelle esperienze che danno qualità e colori alla vita e Massimiliano ne aveva diritto. E tanto era quello che sapeva darti in cambio con la forza del suo sorriso e l’innata simpatia”.

E ancora: “Era un tipo tosto Max, amava la musica specialmente quella da discoteca; era un simpatico e furbo monello che a volte etichettava amici e conoscenti con buffi soprannomi, ma che sapeva cogliere il nesso con tutti e con tutti stabilire legami”. Dettagli che evocano emozioni: “Ricordo le minuscole letterine scritte con cura che mostrava orgoglioso e teneva piegate e conservate nel portafoglio dedicate alle ragazze del cuore, Sì, perché Max sapeva amare e lo faceva senza riserve”.

Fatta memoria del caro Massimiliano, Paola riflette: “Ecco, allora mi chiedo, cosa avrà pensato Max da solo nei lunghi giorni del ricovero al San Donato? Max avrà sicuramente aspettato una mano da stringere, un volto da riconoscere, occhi da guardare e da cui attingere forza. Penso a chi per lavoro, come i medici e gli infermieri che lo hanno assistito nei suoi ultimi giorni, si sono alternati al suo capezzale. Sicuramente tante figure stanche e stressate magari da turni estenuanti, persone giustamente preoccupate anche per se stesse e i propri familiari perché combattono ogni giorno sul campo che sembra più una trincea. Non è assolutamente facile lavorare così.”

Interprete dell’interrogativo di tutta la famiglia, Paola aggiunge: “Voglio sperare però che ci sia stato qualcuno che abbia avuto anche se per poco, la possibilità di coccolare Massimiliano, sfiorandogli magari la mano per qualche secondo, magari sussurrandogli qualche breve parola, quella parola che lo abbia fatto sentire meno solo”. Perché oltre alle cure, ai macchinari, c’è il cuore. “Sarebbe prezioso somministrare qualche dose di Umanità, oltre ai gesti e alle azioni di prassi. So che è un ulteriore impegno per quelli che fanno questo lavoro però sono certa che l'anima ne trarrebbe vantaggio e il carico si potrebbe alleggerire”.

Fiduciosa che il caro parente sia stato accompagnato dolcemente verso la fine, l’insegnante rilancia la necessità di affrontare in modo deciso questo aspetto del problema Coronavirus, quello della vicinanza dei cari, in sicurezza, nei luoghi accessibili solo agli operatori. “Max, almeno questo io te lo devo, è pochissima cosa ma ti presto la mia voce affinché possa arrivare la tua richiesta: non lasciateci soli, accompagnateci con dedizione e pazienza fino all'ultimo saluto anche se vorremmo con noi i nostri cari. In cambio adesso siamo noi a proteggervi, a sostenere le vostre fatiche e ad asciugare le vostre lacrime. Ciao Massi”.