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Arezzo, caso Guerrina: padre Graziano sfida la Chiesa contro la riduzione allo stato laicale e cambia carcere

 Gratien Alabi prima dell'arresto

Luca Serafini
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Gratien Alabi non arretra di un millimetro. Il prete assassino di Guerrina Piscaglia - come fissa la sentenza della Cassazione del 21 febbraio 2019 - cova nuove iniziative nella cella del carcere dove sconta i 25 anni di reclusione. Alabi respinge l’etichetta di colpevole del delitto della parrocchiana innamorata di lui (sparita il primo maggio 2014 da Cà Raffaello) e in questi giorni prepara la memoria per opporsi alla Chiesa che ha deciso di ridurlo allo stato laicale. Alabi inoltre mette in fila tasselli di memoria per chiedere la revisione del processo, che ritiene sbagliato e ingiusto. Il 51enne congolese ha poi chiesto di essere trasferito dal carcere di Rebibbia a quello milanese di Opera, il più grande, importante ed evoluto d’Italia, dove sono praticati moderni progetti di reinserimento nella società.
L’avvocato Riziero Angeletti, difensore storico di padre Graziano, lo ha incontrato ieri.

Come sta Alabi? Segnali di ravvedimento?

“L’ho trovato in buona forma. Fisica e psicologica. E’ molto preso dalla sua vicenda sia sul versante giudiziario che religioso. Si ribadisce innocente quindi nessun ravvedimento. Anzi.”

Servono elementi certi e forti, per la revisione di un processo.

“Alabi mi ha messo a disposizione una serie di appunti, nomi, circostanze. Ci stiamo lavorando. E’ presto per dire se sono sufficienti per sorreggere l’istanza. In ogni caso Gratien è stato condannato sulla base di indizi senza alcuna prova certa o testimonianza diretta. La morte della Piscaglia è una deduzione, la responsabilità di padre Graziano è ricavata da un messaggio con il cellulare, dall’interpretazione di celle telefoniche e comportamenti”.

Cosa c’è di nuovo?

“Chiederò alla procura di Arezzo che mi siano messi a disposizione dei reperti non sufficientemente esaminati a suo tempo, ci sono da acquisire le testimonianze di tre religiosi tra cui una suora, ed un consulente sta rivalutando gli aspetti tecnici delle telefonate e del posizionamento geografico. Ma non posso dire di più”.

Intanto l’Ordine dei Premostratensi ha espulso Alabi e il Vaticano gli toglie l’abito religioso.

“Entro il 30 novembre sarà depositata una memoria nella quale Alabi espone le sue ragioni prima che la Santa Sede con la commissione preposta lo giudichi definitivamente. Alabi, al di là della sua fede che alimenta anche in carcere, si sente parte della Chiesa e farà tutto il possibile per difendersi anche sotto il profilo della missione sacerdotale che ritiene di non aver tradito”.

C’è poi questa richiesta di trasferimento a Milano.

“La domanda di poter essere associato alla casa di reclusione di Opera attende di avere una risposta. Nasce dal fatto che Gratien Alabi vuol mettere a frutto nel modo migliore il periodo della detenzione. Opera è all’avanguardia per i percorsi di attività, lavoro, studio e reinserimento che i carcerati possono seguire”.

E’ solo? C’è chi lo chiama e va a fargli visita?

“Ci sono persone che non hanno mai smesso di tenersi in contatto con lui”.
Padre Graziano il prossimo mese di dicembre compie 52 anni. Era il vice parroco di Cà Raffaello, nel comune di Badia Tedalda quando Guerrina Piscaglia sparì nel nulla. La donna fu vista recarsi verso la canonica. All’inizio si pensò a una fuga volontaria. Le indagini partirono molto dopo. Secondo il processo Alabi l’avrebbe uccisa (non si sa come) quindi col telefono della vittima avrebbe depistato. Lei si era invaghita e rappresentava un problema. Il fitto scambio telefonico tra i due si interruppe quel primo maggio. Nel giallo, tra lacune e silenzi, aleggia l’ombra di terze persone. Il corpo non è stato mai trovato. I familiari di Guerrina invocano: “Alabi dica la verità e dove l’ha messa”.