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Arezzo, arrestata la banda dei locali dopo il raid notturno e la razzia al ristorante "Mani in pasta". Presi tre magrebini

Sonia Fardelli
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Pesante bilancio per il raid notturno in tre esercizi commerciali del centro di Arezzo e al Museo del quartiere di Porta Santo Spirito, che si è consumato nella notte tra sabato e domenica. Danni, furti, e amarezza, per un’altra batosta che si somma alle difficoltà che vanno avanti da mesi tra restrizioni e crisi. 
Tra chi è finito vittima dei ladri-vandali c’è anche Lodovichi, titolare del locale “Maninpasta” in via Guelfa, nel cuore del quartiere di Saione. Famiglia di ristoratori conosciutissimi in città, per i loro catering per matrimoni, ma anche per tanti altri eventi come fiere al Centro Affari e cene propiziatorie e delle vittorie nei quartieri della Giostra del Saracino. Massimo Lodovichi, uno dei due fratelli proprietari del locale, è stato svegliato in piena notte da una telefonata. “Mi ha chiamato un nostro amico carabiniere - dice Lodovichi - che abita proprio vicino al nostro locale. Ed è stato anche lui che ha dato l'allarme alle forze dell'ordine. Quando sono arrivato i malviventi non c'erano più e mi hanno detto che comunque li avevano già catturati. La vetrata del nostro ristorante era rotta e mancava il registratore di cassa, alcuni tablet ed anche apparecchi che utilizziamo per prendere le ordinazioni”. Una razzia che Lodovichi ha potuto rivedere anche nelle immagini delle telecamere di sorveglianza interna del ristorante. “Si vedono questi malviventi - racconta Massimo - che prendono il coperchio di un tombino e con questo spaccano la vetrata. Da qui entrano nel locale, saltano il bancone, strappano il registratore di cassa e afferrano tutto quello che di elettronico capita loro a tiro”. Immagini che poi sono state acquisite dalle forze dell'ordine per completare le indagini e chiudere il cerchio attorno ai protagonisti del nuovo raid notturno in città. “Dalle immagini - continua il racconto Massimo Lodovichi - si intuisce anche che questi malviventi hanno operato probabilmente sotto l'effetto di alcol o peggio ancora droga. Forse nemmeno loro hanno capito bene dove sono entrati e cosa stavano portando via. Si vede che cercano di aprire il registratore di cassa sbattendolo in terra, quasi a volerlo rompere come fosse un salvadanaio di coccio”. Una razzia che a Lodovichi è costata alcune migliaia di euro.
“Il conto esatto del furto e dei danni lo dobbiamo fare - dice Massimo Lodovichi - le forze dell’ordine ci hanno restituito tutto quanto, ma il registratore di cassa è rotto, forse riusciamo a recuperare gli apparecchi per le ordinazioni. E poi c'è la vetrata spaccata”. Un danno economico, al quale si aggiunge anche quello morale. “In questo momento difficile per tutti i ristoratori - dice Massimo - azioni come questa fanno ancora più male. Quando entrano nel tuo locale e danneggiano il luogo dove lavori e gli strumenti che utilizzi è sempre terribile, ora con questa emergenza sanitaria ed economica lo è ancora di più”. E comunque “Maninpasta” in via Guelfa ieri ha subito riaperto. Giusto il tempo di togliere i vetri e sanificare tutto. “L'asporto lo abbiamo potuto fare anche così - dice Massimo Lodovichi - Ci siamo subito rimessi al lavoro per rispetto dei nostri clienti. Lo stesso che pur in un momento non certo di guadagni ci fa tenere aperto il locale, per dare un segnale agli aretini e continuare ad offrire loro i nostri prodotti. Volevamo anche raddoppiare “Maninpasta” ed aprire un nuovo locale in via Guido Monaco. Per ora siamo in stand by. Vediamo quello che succederà”.

Gli arresti
Per il colpo a “Maninpasta” sono stati arrestati tre magrebini. Tutti sulla trentina, irregolari, sono stati trovati dalla Volante della Polizia di Stato, intervenuta subito a seguito di una segnalazione, nelle vicinanze del locale e quindi bloccati. Per la precisione in piazza Zucchi, dove si erano diretti dopo aver messo a soqquadro l’ultimo esercizio dove erano stati, muovendosi in una città avvolta da un silenzio surreale. Con loro avevano i tablet per le ordinazioni e i soldi prelevati dal registratore di cassa di Maninpasta. In evidente stato di alterazione da alcol i tre sono stati portati in questura dove è risultato che a loro carico c’erano diversi precedenti, anche per reati contro il patrimonio. Spiegano alla Squadra Mobile della Questura di Arezzo che al momento si cercano elementi che confermino le loro responsabilità anche negli altri episodi. Ovvero l’assalto rocambolesco al museo di Porta Santo Spirito per trovare probabilmente un passaggio nel locale dei Fratelli Pierozzi e i tentativi fatti in un caffè di via Piave e in un altro bar a Saione. Tre i soggetti finiti in carcere, anche se non si esclude che ci sia un quarto elemento riuscito a scappare.
Quello che tutti si chiedono è se finalmente è stata sgominata la banda dei locali, che da settimane si sta accanendo contro vetrine di bar e ristoranti creando danni ed esasperazione nei titolari che oltre al furto si vedono costretti a dover spendere un patrimonio per riparare vetrate sfondate, registratori di cassa spaccati, porte e infissi messi fuori uso. La zona sostanzialmente sembrerebbe far pensare che il collegamento c’è e forte. La banda si muove tra Saione e il centro, agisce nelle prime ore della notte e approfitta del fatto che in giro non incontra nessuno. Nel caso di “Maninpasta” è stata usata la grata di un tombino, mentre altrove pezzi di blocchi per gli ombrelloni. Ladri determinati ma poco organizzati, che evidentemente si affidano a quello che trovano. Nelle prossime ore verrà chiarito se ci sono altri complici e se la banda ha firmato anche tutti gli altri furti.