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Arezzo, atti di pedofilia su una bambina in chiesa durante la celebrazione in Valtiberina: a processo un uomo

Luca Serafini
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Atti sessuali su una bambina di nove anni in chiesa durante la celebrazione della santa Messa. Con questa accusa è stato rinviato a giudizio un uomo ultra ottantenne della Valtiberina, la vallata teatro dei fatti. Un presunto caso di pedofilia che il 22 dicembre sarà rievocato davanti al tribunale di Arezzo dopo che le dichiarazioni della piccola sono state ritenute attendibili nel corso dell’incidente probatorio.

La vicenda risale al dicembre di due anni fa e fu il Corriere di Arezzo nel 2019 a darne notizia omettendo di indicare il nome della chiesa e del centro tiberino, oltre a riferimenti stringenti sui protagonisti, per tutelare la riservatezza della bambina. In quella fase l’uomo, all’epoca 81 anni, era indagato per atti sessuali aggravati dalla giovanissima età della persona che li avrebbe subiti. Nell’ambito dell’inchiesta condotta dal pm Elisabetta Iannelli, la piccola è stata sentita per valutarne l’attendibilità oltre che la rilevanza dei contenuti del racconto. Il giudice Fabio Lombardo, alla luce della richiesta della procura, ha ritenuto la vicenda meritevole di essere affrontata in un processo. E questo è stato messo in calendario per il mese prossimo, davanti ad un collegio di giudici, dato lo spessore del reato ipotizzato.

Secondo quanto emerso, l’anziano avrebbe palpeggiato la minorenne e le avrebbe dato un bacio sul viso, proprio nel corso del rito religioso domenicale al quale partecipavano altri fedeli. Toccamenti nelle parti intime, che sarebbero stati commessi approfittando del fatto che la bambina era a distanza ravvicinata.

La minorenne, colta di sorpresa, si sarebbe sottratta. Prima di essere stata sentita dal giudice per cristallizzare gli elementi di prova, è stata sottoposta a valutazione psicologica per appurare se fosse in grado di riferire sullo scabroso episodio senza riportare contraccolpi alla sua personalità ancora in via di formazione. Sul terreno dei reati di questa natura si procede sempre con grande cautela e rispetto.

A rendere più inquietante il fatto c’è che l’uomo si sarebbe ripresentato successivamente a quell’episodio nella zona della chiesa frequentata dalla bambina. Interpellato dal Corriere, il parroco della chiesa teatro della vicenda dichiarò: “Se ci sono delle responsabilità, vengano colpite duramente. I bambini non si toccano”. Non era presente a quella santa messa, celebrata da un sostituto”, disse il religioso.

“Appena saputa la cosa, informai subito i carabinieri e invitai la mamma a presentare denuncia”. Il sacerdote aggiunse al Corriere: “La chiesa è un luogo sacro pubblico e non si può certo evitare preventivamente l'ingresso a nessuno, non si possono impedire preventivamente eventuali comportamenti impropri, ma la sicurezza deve esserci per tutti e in primo luogo per i bambini. Abbiamo fatto quello che c'era da fare, adesso attendiamo”.

L’imputato, con il suo difensore, ha scelto il rito ordinario. L’accusa è tutta da dimostrare. Equivoco o disgustoso reato? Sull’esito del processo potrebbero influire l’età dell’uomo e le condizioni psichiche: non è esclusa una perizia.