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Arezzo, l'Arcivescovo Fontana: "Rimettiamo insieme la città" e sulla Messa di Natale: "E' così da anni"

L'arcivescovo Riccardo Fontana

Francesca Muzzi
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L’occasione arriva durante l’inaugurazione del nuovo dormitorio alla Caritas diocesana in via Fonte Veneziana. L’Arcivescovo Riccardo Fontana esalta il lavoro che è stato fatto per “dare una casa dignitosa e non solo un posto letto ai più bisognosi” e poi in vista del prossimo Natale, rivolgendosi agli aretini dice: “Rimettiamo insieme la città”. In questo periodo tra la pandemia e il lockdown, l’Arcivescovo ha visto: “Una città separata. Nel senso che c’è poco interesse gli uni verso gli altri. Ognuno pensa per sé e poco al prossimo. Invece c’è bisogno proprio di questo, di ritrovare l’unione comune”. Partendo anche da quelli che sono i simboli, il presepe e l’albero di Natale. Secondo l’Arcivescovo “quest’anno c’è più voglia e più interesse di allestire il presepio. Agli aretini dico di fare un cammino spirituale che li porti davanti alla capanna di Betlemme. Nessuno vuole le buffonate, ma se gli si propone di pensare e di pregare, la gente intende. Occorre dare il senso del futuro che riparte dalla semplicità e dalla condivisione, dalla essenzialità di Betlemme dove nemmeno loro, duemila anni fa, si accorsero di ciò che stava succedendo”. L’Arcivescovo poi torna a parlare della Messa di Natale anticipata. Sorride e si dispiace “che non posso tirare giù la mascherina, altrimenti farei le smorfie” e sottolinea: “ma non ve ne siete accorti che noi la Messa di Natale l’abbiamo anticipata da almeno una ventina di anni. La prima Messa di Mezzanotte si faceva alle sei di pomeriggio, ma nessuno se n’è accorto? Poi faranno quello che è possibile, a me non intessa. A me importa solo che gli aretini vengano in chiesa, poi a quale ora se la vedrà ognuno con la propria coscienza. Faranno le scelte che vogliono. Non siamo mica l’esercito che marcia, che deve stare agli ordini. Di chi, poi? Siamo gente libera noi, significativa e anche forte, perché avendo Dio come amico non abbiamo paura nemmeno del Coronavirus, si sconfigge anche quello”. Poi elogia la Caritas per il lavoro svolto di accoglienza: “Abbiamo preferito fare posto ai poveri piuttosto che agli uffici - dice l’Arcivescovo - Abbiamo fatto spazio dentro casa, perché la Caritas non è un’associazione, ma è la chiesa di Arezzo”. Che quest’anno in particolare ha dato ascolto e aiutato concretamente tante persone e: “Il 45 per cento sono aretini che per loro rispetto non chiamo per nome, ma li conosco bene. Comunque qui un po’ di letti ci sono e anche i bagni, le docce e i vestiti per cambiarsi. E’ uno spazio di libertà”. E alla fine l’Arcivescovo chiede: “Aiutatemi a fare girare un po’ di speranza tra la gente. Perché la prima risorsa per venirne a capo da questo periodo è la grinta del popolo. Come in tutte le pandemie, in tutte le guerre, c’è sempre stato un dopo. Lavoriamo per questo. Con grinta e coraggio”