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Arezzo, il grido dei commercianti: "Fateci riaprire il 4 dicembre, abbiamo bisogno di lavorare"

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Toscana e dunque anche Arezzo in procinto di tornare in zona arancione. In attesa di sapere il giorno esatto in cui scatterà il cambio di colore, se già domani come chiedono le associazioni di categoria o domenica come era stato prospettato, i commercianti aretini incrociano le dita nella speranza che il periodo di chiusura forzata possa terminare il prima possibile. L'obiettivo è quello di recuperare almeno questo primo week end di Natale e dare un po' di sprint alle vendite. Ad augurarselo è anche Eleonora Banchelli, dello storico negozio in Corso Italia. Insieme agli altri negozianti della strada hanno già messo luminarie ed addobbi per il Natale nella speranza appunto di ripartire. “Un week end in più di vendite serve eccome - dice - in questa secondo periodo di chiusura forzata siamo rimasti a saracinesche abbassate solo noi dell'abbigliamento, delle calzature, gioielli e articoli per la casa. E' molto peggio dell'altra volta quando eravamo tutti chiusi. Noi qualcosa abbiamo fatto con la vendita on line e con la consegna a domicilio, ma non è la stessa cosa che venire in negozio. Speriamo di poter ripartire e che la gente si muova. Ancora c'è tanta paura sia di uscire che di fare acquisti. Con l'incertezza del lavoro, tanti sono frenati nello spendere. Non sarà un Natale come tutti gli altri. Noi abbiamo, pur non guadagnando, investito su addobbi natalizi e luminarie. Abbiamo già fatto la vetrina ispirata al Natale, anche per dare un po' di gioia e serenità alla gente che passa. E ogni giorno io e mio marito siamo qui in negozio, seppur a saracinesche abbassate per dare un segnale di presenza ai nostri clienti e a tutti gli aretini. Ed anche un messaggio quello di comprare nei negozi locali, in modo che questa ricchezza resti in città ed aiuti Arezzo a ripartire davvero." A richiedere con forza l'apertura dei negozi è anche Mauro Bidini del negozio di calzature presente in via Guido Monaco da altre cinquant'anni. "Prima ci fanno aprire meglio è - dice - questa chiusura è stata sicuramente peggiore della prima. Allora avevamo finito una stagione e ci stavamo avviando alla nuova e qualche ordine l'abbiamo anche potuto annullare. Adesso abbiamo tutto in negozio con il rischio che qui resti. Abbiamo perso anche l'occasione di vendite offerta dal black friday. Qualcosa abbiamo fatto on line, ma non certo paragonabile alla vendita in negozio. La gente viene qui per provare gli articoli, avere un consiglio. Speriamo di ripartire e che le persone abbiamo voglia di spendere, di uscire, dopo tanto tempo che sono stati in casa."
Stessa situazione anche per Samuele Dini titolare dei negozi Di.Di. Gioielli in via Verdi e Di.Di. Fashion in via Roma. "Bisogna ripartire il prima possibile - dice -siamo già in ritardo con molti prodotti che abbiamo in negozio. Come ad esempio per i pezzi del presepe della Thun, si rischia che sia tardi. Alcuni pezzi li abbiamo venduti con le consegne a domicilio, ma abbiamo un fatturato al 20% di quello abituale con il negozio aperto. Noi non siamo andati on line perchè la vendita internet non si può improvvisare, ci vuole tempo. Abbiamo centinaia di articoli, anche solo il tempo per fotografarli tutti e caricarli sulla piattaforma." Momenti difficili anche per la gioielleria Governini in via Garibaldi gestita dai fratelli Giorgio, Barbara e Alessandra. "Non possiamo restare ancora chiusi -spiega Barbara - quest'anno abbiamo perso tutto: i matrimoni, le comunioni, le cresime, le lauree e persino molti meno compleanni festeggiati. Un week end in più di lavoro in questo periodo per noi è molto importante. E' l'unico modo per recuperare parte delle vendite, nella speranza che la gente abbia voglia di spendere. In questo periodo abbiamo fatto le consegne a domicilio, ma sinceramente non aiutano molto. Abbiamo circa l'80% in meno nelle vendite."