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Arezzo, con la zona arancione i cacciatori chiedono di recuperare il tempo perduto: stagione venatoria più lunga

Sonia Fardelli
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Con l'ingresso di Arezzo nella zona arancione ripartirà anche l'attività venatoria. Le associazioni dei cacciatori aretini hanno già inviato una richiesta alla Regione Toscana, nella persona dell'assessore Stefania Saccardi, ed hanno scritto al Prefetto di Arezzo per avere deroghe soprattutto per lo spostamento tra Comuni, almeno quelli della provincia di Arezzo.

I cacciatori hanno anche richiesto di poter allungare il calendario venatorio per recuperare i giorni persi con la zona rossa. “Sarebbe importante poter ottenere tutto questo - dice Iacopo Piantini presidente di Enalcaccia Arezzo -. In zona arancione le attività sportive si possono fare nel Comune di residenza e se non c'è la possibilità di farlo qui in altri comuni. E per la caccia non sempre è possibile farlo in quello di residenza. Mi riferisco magari a chi ha il "capanno" con la postazione di caccia in un altro Comune o agli appartenenti alle squadre di caccia al cinghiale. L'ideale sarebbe potersi muovere per tutte le forme di caccia almeno all'interno dell'Atc di appartenenza.

Riguardo al calendario la caccia al cinghiale da noi dovrebbe terminare il 4 gennaio, ma c'è la possibilità nella legge nazionale di andare oltre, per questo abbiamo chiesto di recuperare le tre settimane perse con la zona rossa. Per la caccia ai colombacci e ai corvidi abbiamo chiesto di poter arrivare fino al 10 febbraio”. Sulla stessa linea si muove anche Domenico Coradeschi di Federcaccia Arezzo: “Abbiamo avuto un incontro con il presidente della Regione Giani e l'assessore Saccardi ed abbiamo chiesto di poter recuperare le giornate di caccia perse in gennaio e febbraio. Ed in più la mobilità tra i Comuni. Sembra che sarà possibile almeno entro l'Atc di appartenenza, dunque per noi in tutti i Comuni dell'Aretino”.

A farsi portavoce del mondo della caccia è anche Enzo Gori, ex comandante dei Vigili Urbani di Arezzo e ora responsabile del dipartimento giustizia con delega all'attività venatoria di Fratelli d'Italia. “La stagione della caccia - dice - se non interverranno con deroghe è praticamente finita. L'8 dicembre infatti chiudono già molti tipi di caccia come quella alla lepre. Se poi non danno la possibilità di spostarsi tra i Comuni diventa quasi impossibile cacciare.

E poi c'è anche un altro grande problema che minaccia la fine definitiva dell'attività venatoria. Ovvero il disegno di legge 1078 Tutela animali presentato dai Cinque Stelle, che prevede un aumento stratosferico delle sanzioni amministrative e penali, con abolizione delle pene alternative. Ma la lama affilata per la caccia è la prevista abrogazione dell'art. 842 del Codice Civile che recita: il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l'esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso o vi siano colture in atto, suscettibili di danno. In altre parole, con l'abolizione, si sancisce la fine della caccia. Di quella caccia tradizionale, popolare, non legata alla proprietà terriera e libera da balzelli che verrebbero imposti da ogni proprietario”.