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Arezzo, funerali in streaming se la famiglia è in quarantena

Francesca Muzzi
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“Ci troviamo, ogni giorno, a gestire situazioni delicate. Con le famiglie, ma anche negli ospedali, perché siamo in prima linea e rischiamo come medici e infermieri”. Katia Catassi è la presidente regionale di Federcofit (federazione comparto funerario italiano) e dal marzo scorso, da quando è cominciata l’emergenza Covid, anche le imprese funebri si sono trovate catapultate in una nuova realtà. “Rischiamo di entrare in contatto con il virus quotidianamente - spiega - Ad Arezzo e provincia per fortuna non ci sono stati casi tra i nostri associati, ma nel resto della Toscana alcuni impresari funebri, colpiti dal Covid, hanno dovuto lasciare temporaneamente il lavoro ai colleghi. Nessuno parla della nostra realtà, perché ancora è un tabù, ma gestire un defunto per Covid non è così semplice”. Gli operatori del servizio funebre infatti devono usare le stesse accortezze di quelli sanitari: “Dobbiamo stare attenti a non toccare materiale venuto a contatto con la persona - dice la presidente - perché il virus potrebbe ancora infettare”. “Alcune volte, poi, succede che i parenti si pongano dubbi sull’identità del defunto. ‘Visto che non lo vediamo da tante settimane - ci chiedono per telefono - siamo sicuri che sia davvero lui?’. Purtroppo la problematica di non potere vedere un parente ricoverato e viceversa di non potere vedere i propri familiari, sfocia nella completa solitudine e disarma tutti”. Quella stessa solitudine che, a volte, accompagna il defunto anche in chiesa. Spesso infatti nemmeno ai funerali la famiglia può essere presente. “Dipende dalle situazioni - spiega Canassi - Nel senso che quando la persona muore dentro casa e magari tutti i parenti sono in quarantena, per chi vuole, c’è il funerale in streaming, un servizio già attivo anche ad Arezzo. I parenti possono seguire da casa il rito funebre e se vogliono possono mettere il video anche su facebook. Diverso il discorso per chi non ha la famiglia in quarantena e può assistere di persona”. Un mese fa poi la Federcofit ha dovuto presentare un’interrogazione alla Cei: “perché diversi parroci erano nel dubbio su come celebrare le funzioni religiose per i deceduti da Covid. La maggior parte hanno sempre acconsentito a farlo in chiesa, ma alcuni parroci facevano malvolentieri il rito in chiesa. Monsignor Russo ci ha risposto che il deceduto per Covid poteva avere la cerimonia in chiesa. Niente e nessuno lo vietava”. “Purtroppo questa pandemia - conclude la presidente - ci ha cambiato anche nel nostro lavoro. Rischiamo come i medici - tanto che all’inizio è stata dura reperire i dispositivi di protezione - e abbiamo dovuto imparare ad assolvere a tante delicate mansioni per telefono invece che di persona. Purtroppo abbiamo dovuto imparare a gestire il dolore attraverso un cellulare. E non è facile. Per nessuno”.