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Arezzo, Covid e crisi: netto calo dei fallimenti nel 2020 ma il prossimo anno per le imprese sarà dura

Luca Serafini
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Drastico calo di fallimenti ad Arezzo ma l’impressione è che i nodi verranno al pettine nei prossimi mesi. Lo stop alle istanze imposto dal governo tra marzo e giugno ed un atteggiamento “morbido” da parte dei creditori, hanno ridimensionato la mole di pratiche in tribunale. A ieri erano 48 le dichiarazioni di fallimento sancite, rispetto ad una media aretina di 87, con anni nei quali si è sfondato il tetto dei cento default. Restano ancora un paio di udienze da qui alla chiusura dell’attività 2020 per il giudice delegato alla sezione fallimentare, Federico Pani, ma il numero dovrebbe assestarsi intorno alle 50 unità. Il 2019 si era chiuso ben al di sopra, con 75 imprese andate in fallimento.

Nel 2018 furono 72 ma nelle annate precedenti si era arrivati a contare 106 e 105 “croci” negli anni 2014 e 2013. Una “strage” che ha lasciato sul campo grossi nomi dell’imprenditoria, come Cantarelli e Del Tongo per citarne solo due. Il decennio alle spalle ha visto perdere molti pezzi dell’economia aretino, tanto che tra gli osservatori circola l’idea che il calo di quest’anno si pure legato al fatto che “è già fallito il fallibile”. Eppure molti si aspettavano una impennata di istanze di fallimento che invece non c’è stata.

Dopo la sospensione alle procedure imposta dal governo centrale nella fase di lockdown, era opinione diffusa che poi le domande sarebbero arrivate a pioggia. Invece anche a livello nazionale si registra una flessione di oltre il 40 per cento. Sia nel numero di istanze che di sentenze, che in media viaggiano con un rapporto di due fallimenti ogni dieci domande al tribunale. Un qualche effetto i supporti economici temporanei e i ristori distribuiti da Roma alle imprese lo hanno avuto creando una situazione “sospesa”, nello stesso tempo pare aver prevalso un atteggiamento di fondo meno arrembante da parte di chi deve avere soldi da soggetti imprenditoriali indebitati e insolventi. Anziché affondare il colpo con l’istanza di fallimento, nel generale clima di emergenza Covid, ha prevalso la tattica dell’attesa: aspettare il 2021, confidando in un risollevamento delle sorti di certe aziende in crisi, così da potersi accordare sulle somme in sospeso, anziché propiziare il default con l’incognita dei tempi da attendere e delle reali cifre da poter recuperare.

Un “tirare avanti” vedremo poi quanto utile. Dei 48 nomi di imprese nel libro “rosso” della cancelleria fallimentare, ve ne sono di tutti i settori, dall’immobiliare alla meccanica, dagli arredamenti all’abbigliamento ai servizi. “Oltre al blocco della procedura che ha impedito i fallimenti c’è stata ai vari livelli maggior attenzione e sensibilità per la pandemia”, dice Giovanni Gatteschi, avvocato esperto in diritto commerciale e della crisi d’impresa. “C’è da dire che negli anni precedenti il numero di fallimenti è stato elevato”, aggiunge “e comunque per il 2021 è probabile un andamento diverso ma non sappiamo ancora cosa ci attende, se e come ci sarà la ripresa. Di certo molte imprese soffrono”.