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Arezzo, chiusa inchiesta sul viadotto Puleto: in tre rischiano processo per omessa manutenzione

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In tre rischiano il processo per “omessa manutenzione” sul viadotto Puleto. Il procuratore Roberto Rossi ha chiuso le indagini dopo le perizie, laboriose e divergenti, sulle condizioni del ponte della E45 (a Pieve Santo Stefano) che il 16 gennaio 2019 fu sequestrato e chiuso per rischio crollo. Con l’Italia spezzata in due e tanti disagi.

La procura chiama in causa i dirigenti Anas Antonio Scalamandrè, Massimo Pinelli e Mauro Petrone. Riconosciuto estraneo Rocco Oliverio, capo centro Anas, e deceduto il cantoniere che era il quinto indagato. Secondo l’ipotesi d’accusa i tre avrebbero “omesso di provvedere, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, affinché venissero eseguiti i lavori necessari al fine di rimuovere il pericolo costituito dal cattivo stato di conservazione del viadotto, derivante da carenza assoluta di manutenzione”.

Il deficit del Puleto sarebbe stato “reso palese dal degrado delle parti strutturali” che si manifestava “con distacchi e scopertura dei ferri longitudinali o di parete, ossidati e con sezione degli acciai parziali e in alcuni casi la messa fuori funzione di alcune barre dell’armatura”. E ancora: “gli apparecchi di appoggio delle travi dell’impalcato ancorate a baggioli in cemento armato fortemente degradati”.

Gli indagati, ricevuto il 415 bis, hanno 30 giorni per memorie o interrogatori, poi il pm può citarli direttamente a giudizio. Si tratta di reato contravvenzionale, ma il cuore del procedimento è: la chiusura fu un provvedimento eccessivo o si evitò il disastro? I lavori, poi cominciati, sono fermi per lo stop invernale.