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Arezzo, ladro ucciso: Fredy Pacini torna davanti al giudice il 24 febbraio 2021. Archiviazione o processo

Luca Serafini
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Nel calendario 2021 del gommista Fredy Pacini ora c’è una data cerchiata di rosso: il 24 febbraio. Quel giorno Fredy dovrà tornare davanti al giudice Fabio Lombardo, che è chiamato per la seconda volta a decidere se archiviare o no l’accusa di “eccesso di legittima difesa” che pende sul sessantenne per aver ucciso il ladro entrato nel suo capannone a Monte San Savino.

Era il 28 novembre 2018 quando il moldavo Vitalie Mircea Tonjoc, 29 anni, fu raggiunto da due colpi di pistola, uno dei quali provocò l’emorragia fatale. Il ladro era entrato nel cuore della notte nella ditta di Fredy facendosi largo a colpi di piccone. Era con altri complici (mai individuati) e stava per consumarsi l’ennesima razzia: il proprietario, esasperato dai ripetuti furti, dormiva dentro all’officina proprio per questo motivo.

Quella notte usò la pistola regolarmente detenuta. Fece fuoco dal soppalco della camera verso l’ingresso violato. Colpì il malvivente. La procura di Arezzo ha chiesto per la seconda volta al giudice di archiviare il caso in base alla scriminante della “legittima difesa putativa”. Ma la prima volta il giudice ha rimandato indietro l’istanza, disponendo un supplemento di indagini. A inizio novembre il procuratore Roberto Rossi, sulla scorta dei nuovi approfondimenti e delle perizie, ha rinnovato la medesima richiesta fatta a suo tempo dal sostituto procuratore Andrea Claudiani prima del trasferimento a Perugia.

Come andrà questa volta? Per ora filtra la data in cui il caso Fredy sarà discusso nell’aula del gip di Arezzo. Oltre all’indagato ci saranno l’avvocato difensore Alessandra Cheli, il procuratore Roberto Rossi e l’avvocato Alessandro Cristofori, che rappresenta la sorella del moldavo ucciso.

La decisione non sarà immediata. Il giudice si riserverà (ha 90 giorni) per stabilire se archiviare, se disporre ulteriori indagini o se ordinare l’imputazione coatta di Pacini. Il rischio di andare a processo, infatti, rimane. 

La storia di Monte San Savino resta dunque in bilico. Un caso complesso, che pone interrogativi giuridici , che smuove politici sensibili al tema (Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono stati a trovare Fredy prima delle ultime elezioni portandogli solidarietà) e che sollecita riflessioni. Prima di archiviare, il giudice vuol essere convinto del tutto dalla tesi della procura e cioè che Fredy, benché non fosse direttamente minacciato e sotto tiro, è da comprendere e comprendere. Perché era da solo, al buio, senza via d’uscita, dinanzi a malviventi munti di piccone, forse armati, quindi avvertì di essere in pericolo di vita. Difesa, appunto, putativa.

Le nuove indagini hanno lumeggiato aspetti come il sistema di allarme (disattivato dal gommista), il puntatore laser della pistola (che non si sa se fosse attivo), il riflesso della torcia trovata in mano al ladro (se poteva sembrare una pistola), l’esistenza di una porta blindata dietro la quale ripararsi (non c’era), l’effettiva possibilità del moldavo, ferito, di trascinarsi nel piazzale dove stramazzò. Tessere di un puzzle non semplice. Pacini attende con fiducia, sereno nella sua coscienza. Lo slogan “Io sto con Fredy” circola nei social. Chissà se la giustizia lo condivide.