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"Giustizia per Martina", striscioni al processo a Genova ma gli imputati non ci sono. Il caso, le date, la convinzione del babbo

 (Foto ImperiaPost.it)

Luca Serafini
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Per babbo Bruno e mamma Franca questo sarà il decimo Natale senza Martina, la figlia attesa per 26 anni e morta giovanissima nel volo dal sesto piano dell’hotel delle vacanze. A Palma di Maiorca, isole Baleari, all’alba del 3 agosto 2011. “Verità e giustizia” stava scritto ieri a Genova negli striscioni srotolati dagli amici della famiglia Rossi, una cinquantina di persone - tutti in mascherina, la polizia a controllare - radunate davanti all’aula dove si è celebrata la prima udienza del processo “costola” di quello principale finito, per ora, con l’assoluzione in appello di Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni. (foto ImperiaPost.it)

Erano accusati di tentato stupro: il 21 gennaio si pronuncerà la Cassazione. Ieri invece gli imputati - entrambi assenti - erano Enrico D’Antonio e Federico Basetti, 29 e 28 anni, anche loro parte della comitiva che quell’estate partì da Castiglion Fibocchi per divertirsi dopo l’anno scolastico. Morì Martina, la ragazza di 20 anni conosciuta poco prima. Volò giù dal sesto piano del Santa Ana. Dal balcone della camera di Luca e Alessandro dove lei era salita perché in quella notte tirata avanti fino al mattino, dopo la discoteca, le sue amiche si erano accoppiate con Enrico e Federico. Secondo la procura di Genova D’Antonio e Basetti, chiamati a testimoniare davanti al pm Biagio Mazzeo, avrebbero detto troppi “non ricordo”, “non so” e dato risposte di comodo per favorire gli amici.

Erano passati mesi e non anni dal 3 agosto e in Italia, su sollecitazione dei genitori, la procura genovese aveva aperto un fascicolo per fare luce su quella tragedia dagli aspetti poco chiari liquidata velocemente dagli inquirenti della Spagna. Il reato di favoreggiamento è stato assorbito da quello di false informazioni al pubblico ministero e ieri tutto si è risolto in un rinvio. L’avvocato Alessandro Serafini, difensore di Enrico, ha annunciato tre eccezioni, questioni giuridiche che saranno sciolte dal giudice Paolo Lepri nell’udienza del 15 marzo. Se si andrà avanti, il 22 e il 29 saranno ascoltati i testimoni per poi arrivare alla discussione e alla sentenza.

Nel frattempo già si saprà se Luca e Alessandro anche per la Suprema Corte sono innocenti e se diventerà definitiva la sentenza fiorentina che ha ribaltato quella di Arezzo dove il tribunale condannò Vanneschi e Albertoni a 6 anni: 3 per morte in conseguenza di altro reato (prescritto) e 3 per tentato stupro. Babbo Bruno, ottantenne ex sindacalista, davanti ai microfoni, circondato dal gruppo di sostenitori formatosi su facebook e dal comitato dei portuali di Genova ha ribadito il suo punto di vista: una montagna di bugie, silenzi, artifici e strategie per coprire la verità. Parla di “sodalizio” tra tutti quelli che la verità l’avrebbero soffocata. Ci mette anche le amiche di Martina. Bruno Rossi ripete: non fu suicidio, non fu banale incidente.

“Nella camera dei ragazzi lei scappava da una violenza. Era in slip. Graffiò uno dei ragazzi”. Cadde giù. Un film che vede e rivede ogni giorno, ma che per la giustizia non è sorretto da prove certe.