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Covid, infermiere aretino a Londra tra i primi vaccinati al mondo: "Vi dico perchè farlo"

Francesca Muzzi
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Fabio Speranza ha 30 anni, è originario di Soci e da 6 anni lavora a Londra come infermiere. Il 10 dicembre scorso è stato tra i primi al mondo a ricevere il vaccino Pzifer e i primi di gennaio riceverà la seconda dose. Ha deciso di raccontare la sua esperienza “per cercare di tranquillizzare e togliere lo scetticismo intorno a questo argomento - dice Fabio - visto che lo stesso vaccino sarà somministrato anche in Italia”. Fabio dopo aver lavorato un paio di anni in corsia, ha deciso di prendere la specializzazione nell’ambito della ricerca, motivo per il quale sta completando un master in Sanità Pubblica e da tre anni lavora nel dipartimento di ricerca clinica al King’s College Hospital di Londra. “Ho avuto l’opportunità di ricevere la prima dose del vaccino Pfizer il 10 dicembre, tra i primi in tutto il Regno Unito - racconta - e riceverò la seconda e ultima dose la prima settimana di gennaio. Prima dell’iniezione, ho avuto un colloquio con un farmacista e un dottore dove mi sono state chieste specifiche domande riguardo la mia storia medica tra cui se avessi mai avuto una reazione allergica a precedenti vaccini, farmaci e/o cibo. Successivamente, mi sono stati spiegati gli effetti collaterali più comuni del vaccino (dolore al braccio, mal di testa e spossatezza), quanta sarebbe stata la mia immunità dopo la dose (recenti studi hanno confermato che l’immunità prima della seconda dose è attorno al 50%, motivo per il quale è necessario il richiamo dopo 3 settimane) e che avrei avuto un’immunità maggiore del 95% la settimana dopo avere ricevuto la seconda dose”. A Fabio è stata dunque somministrata la prima dose e “Non ho avuto nessuna reazione avversa al vaccino se non un leggero indolenzimento nel sito d’iniezione il giorno dopo. Comunque, per prevenire qualsiasi tipologia di reazione avversa immediata, sono stato sotto osservazione per 20 minuti”. “Ora io posso capire i dubbi attorno alla veloce realizzazione del vaccino, ma bisogna ribadire che gli standard di sicurezza ed efficacia sono stati rispettati, altrimenti il Pzifer non sarebbe stato approvato dalle agenzie di controllo dei farmaci in tutto il mondo. Se i dubbi rimangono, è giusto parlarne con persone qualificate (dottori, medici di famiglia etc), perché purtroppo è facile cadere nella notizie infondate che circolano nella rete”. Perché fare il vaccino? “Perché è l’opportunità di tornare alla normalità e soprattutto proteggere il personale sanitario che ogni giorno combatte contro il virus, le persone anziane più vulnerabili come i nostri nonni e tutte le categorie più fragili come gli immunodepressi e ovviamente se stessi. Vacciniamoci e torniamo a vivere”.