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Arezzo, Sergio Staderini interrogato: "Al pm ho detto la verità su Coingas. Tutti sapevano dell'accordo su Multiservizi"

 Sergio Staderini

Luca Serafini
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Sergio Staderini ha rotto il silenzio. Il procuratore Roberto Rossi lo ha interrogato. Gli ha posto una raffica di domande e lui non si è sottratto. Anzi. Quesiti su Coingas e sugli altri filoni del groviglio giudiziario che vede tra gli indagati anche il sindaco Alessandro Ghinelli. L’incontro in procura c’è stato il 17 dicembre ma la notizia emerge solo ora. “Se parlo io” disse un giorno Staderini intercettato “cade la giunta”. Ma ora che effetto faranno le sue dichiarazioni? Non si sa. E al momento non disponiamo dei verbali.

“Ho voluto parlare con il magistrato per onestà verso i cittadini, verso i soci di Coingas di cui ero presidente e per respingere tutto il fango che ho ricevuto in questo tempo, senza sottrarmi alle eventuali responsabilità”, conferma al Corriere di Arezzo Sergio Staderini, bancario, 61 anni, ex stretto collaboratore del sindaco ed ex presidente della spa dei Comuni che, secondo quanto ricostruito dalla Digos, assegnava facilmente consulenze a professionisti amici. Circa mezzo milione di euro.

Staderini è accusato di peculato per quegli incarichi, ma anche di favoreggiamento sulla vicenda Multiservizi (la presunta corruzione sulla nomina del presidente Luca Amendola con aiuto economico a Roberto Bardelli per avere il suo appoggio) e di abuso d’ufficio per la nomina di Francesco Macrì nel cda di Estra. Ma cosa ha detto Staderini al pm sulle sue condotte? E come ha rappresentato il quadro politico e amministrativo nella prima legislatura di Ghinelli?

In attesa delle carte, bisogna accontentarsi delle anticipazioni. “Non è che ho raccontato la ‘mia’ verità” ci dice Staderini “ho detto ‘la’ verità”. Nell’interrogatorio aveva a fianco l’avvocato Francesco Molino nominato quale nuovo legale, con nuova strategia difensiva. Solo dopo le Feste si conoscerà la data dell’udienza preliminare, forse a primavera, per i tredici indagati. Ci sono, oltre a Staderini, al sindaco e ad altri, l’assessore Alberto Merelli, l’amministratore di Coingas Franco Scortecci, il presidente di Estra Francesco Macrì, il consigliere comunale Roberto Bardelli e l’ex presidente di Multiservizi Luca Amendola.

Sul presunto patto corruttivo tra questi ultimi due Staderini avrebbe confermato, e lo ripete al Corriere, che “un accordo c’era”. C’erano da spartire gli incarichi: nomine prerogativa del sindaco ma d’intesa con i partiti della coalizione di centrodestra. Per Multiservizi l’indicazione di Forza Italia sarebbe stata Amendola. Per convincere Bardelli, eletto con Forza Italia ma in rotta con gli azzurri, occorreva tenerlo buono. Facendogli pervenire finanziamenti per risanare la sua impresa in difficoltà. Amendola avrebbe agito presso un istituto di credito. Qualcosa però si inceppò, vennero fuori mal di pancia, rimostranze. Riunioni e colloqui tra sindaco, parlamentari, soggetti interessati. Con Staderini, allora fidato collaboratore del sindaco, ad adoperarsi.

E a registrare tutto. Audio poi diventati compromettenti quando la Digos li ha trovati nel suo pc con le perquisizioni. “Non sono un registratore seriale, invece di prendere appunti nel bloc notes io registravo” ribadisce Staderini. “Mi servivano come segreteria dato che mi occupavo di cose serie, impegnative, e poi in politica serve avere memoria storica”. Ma sottolinea: “Cose del 2016 che non ho mica usato per ricattare nessuno. Non ho nulla da rimproverarmi”.

Se l’accordo Breda-Amendola configuri davvero il grave reato di corruzione è tutto da dimostrare. Staderini intanto avrebbe dichiarato che “era stato detto” e tutti lo conoscevano. 

Sulla questione consulenze, l’ex presidente di Coingas avrebbe difeso il suo operato soprattutto sul versante degli incarichi al commercialista Marco Cocci, indagato per peculato come l’altro professionista, l’avvocato Pier Ettore Olivetti Rason. “Cocci aveva fatto un lavoro straordinario, stavamo resuscitando un’azienda morta. Penso in particolare al progetto con l’Università di Siena, all’attività di gestione ambientale sul controllo della raccolta rifiuti e ad altre operazioni: ma dimostrerò tutto”. 

Nessuno sperpero di denaro, secondo Staderini, in quel flusso di consulenze. Cosa abbia dichiarato sul rapporto con lo studio legale Olivetti Rason non ci è ancora dato sapere. Lo stimato e quotato legale fiorentino, caro ai vertici di Estra, otteneva molti incarichi. Secondo la procura scollegati da reali necessità di Coingas. Uno di questi, secondo le indagini, addirittura serviva a pagare lo stipendio di una avvocatessa amica del direttore di un importante organo di stampa. Poteva far comodo al centrodestra aretino addolcire il direttore dato che in quella fase pare non fosse ben disposto verso il sindaco Ghinelli. Anche qui, benché ci siano intercettazioni esplicite, reati tutti da accertare. 

Come sulla nomina di Macrì da consigliere comunale al cda di Estra. Per il pm un abuso d’ufficio: illegittimo. Non si poteva. C’era un parere legale, sì, ma dava conforto anche in caso di incarichi gestionali? Vedremo. L’inchiesta Coingas con annessi e connessi si riaccende. Botti di fine anno. Staderini si dichiara “sereno” benché si senta intorno molti “coalizzati contro di me”. Dopo l’interrogatorio, alla domanda se è sempre attuale la sua frase ‘se parlo viene giù la giunta’, risponde: “La verità che ho offerto fa emergere cose quantomeno imbarazzanti”.