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Arezzo, Staderini sulle consulenze d'oro di Coingas: "Sono state imposte". Il ruolo di Macrì. L'operazione per l'immagine del sindaco

 Francesco Macrì e Sergio Staderini

Luca Serafini
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“Le consulenze all’avvocato Olivetti Rason? A presentarmelo fu Francesco Macrì”. Due ore di interrogatorio incalzante per Sergio Staderini. Un po’ confessione, un po’ giustificazione, un po’ atto d’accusa. “Consulenze imposte”, arriva a dire l’indagato con il procuratore Roberto Rossi di fronte che lo incalza. “Mettilo dentro”, avrebbe consigliato il presidente di Estra, Macrì, al presidente di Coingas, Staderini.

All’inizio fu un’indicazione accettata bene, l’inizio di un flusso di incarichi che Coingas assegnò al professionista fiorentino: notule per centinaia di migliaia di euro dal 2017 in poi. Peculato secondo la procura di Arezzo. Ma sarà il processo a dire se furono davvero malversazioni schermate con attività legali irrilevanti o l’adeguato corrispettivo sborsato al blasonato studio dalla spa dei Comuni che partecipa Estra. Proprio il presidente di Estra, Macrì, viene indicato da Staderini come l’ispiratore delle consulenze.

Nell’interrogatorio del 17 dicembre svelato ieri dal Corriere, il pm Rossi, con accanto la dirigente della Digos Claudia Famà e il commissario Luca Banchetti, pone domande ficcanti a Staderini. Lui, che l’interrogatorio lo ha chiesto e a fianco ha l’avvocato Francesco Molino (che lo assiste insieme all'avvocato Mario Cherubini), tira fuori la sua verità. Botti di fine anno nell’inchiesta che tocca il sindaco Alessandro Ghinelli.

Sono 54 pagine che per la procura irrobustiscono l’impostazione accusatoria. All’epoca uomo di fiducia di Ghinelli, Staderini ricorda che venne chiamato alla guida di Coingas dal sindaco su indicazione dell’assessore Alberto Merelli e di Macrì. C’era un problema, però. Il suo lavoro in Banca di Vicenza. L’istituto di credito gli aveva detto che doveva dimettersi. Serviva una soluzione. A trovarla fu Macrì con l’amico avvocato Rason che aveva la conoscenza giusta: andarono a Milano da un dirigente della banca. “Tornarono tutti sorridenti”, racconta Staderini. E Macrì gli avrebbe detto: “Vai, risolto il problema, ti arriva una lettera...”

E una lettera a Staderini arrivò: poteva fare il presidente di Coingas. Staderini vide l’avvocato fiorentino sotto una luce importante e in quel contesto forse di sudditanza fu ben lieto di accoglierlo nell’ambito di Coingas. “Vedi, ti ha risolto il problema, te lo metti dentro, tanto hai bisogno di consulenti in Coingas”, gli avrebbe detto Macrì a quanto Staderini ha dichiarato in procura. Una collaborazione rilevante: nel 2017 già tre contratti di consulenza legale, due da 117 mila euro per assistenza alla società, un altro simile per l’amministratore unico.

A Staderini venne il dubbio che fossero eccessivi, in fotocopia: la risposta sarebbe stata che Coingas “non è un ente di diritto pubblico ma un ente commerciale”. Quindi nessun problema. Avanti con gli incarichi. E altri ce ne furono, rimanendo sotto soglia. Staderini parla di dubbi venuti poi su “progetti deboli”, il sospetto che lo studio legale “ci ha caricato troppo”. Dall’entusiasmo iniziale alla voglia di interrompere. Dall’alba al tramonto. “Mi volevo sganciare”. Preoccupazione per gli esborsi (in tutto circa mezzo milione) che gravavano su Coingas con i revisori dei conti insospettiti. Per giunta un altro incarico “particolare”: 14 mila euro per una consulenza sulla legge Madia che in realtà servivano per pagare una avvocatessa del pool, amica del direttore di una testata giornalistica nazionale che andava rabbonito.

Motivo? Il giornale non valorizzava l’immagine del sindaco di Arezzo Ghinelli, in quella fase opaco mediaticamente. Sindaco e direttore avevano pure litigato allo stadio. Si doveva ricucire. Come? Trovando un posto all’amica del giornalista. Pagava Coingas. Staderini ne parlò anche al suo successore, Franco Scortecci, e di questo Ghinelli se ne sarebbe rammaricato. Staderini ha raccontato al pm che ad un certo punto si sentiva “nella morsa”, in un sistema che non sopportava più. Boicottato. Iniziarono lì le frizioni con Macrì: “Volevo rendere Coingas indipendente, i sindaci mi dicevano: ma a noi ci controlla la controllata?”

E se da un lato le consulenze ispirate da Estra le sentiva come pilotate da altri, quelle affidate al commercialista Marco Cocci, amico di vecchia data, erano “tutt’altra cosa, corrispondevano a reali esigenze”. Le altre non le avrebbe assegnate. Un “lavoro straordinario con Cocci: avevamo messo in piedi un’azienda davvero”. Difende quegli esborsi che per la procura sono anch’essi peculato. Gli altri, dice Staderini, “erano imposti”. Bomba o petardo, vedremo l’effetto.