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Arezzo, caso Coingas: Staderini, gli audio, Multiservizi, i Servizi segreti. "Volevo far scoppiare il bubbone". Arrivò prima la Digos

Luca Serafini
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”Volevo far scoppiare il bubbone”. La miccia al caso Congas intendeva accenderla lui. L’uomo che registrava tutto, Sergio Staderini, con il suo telefonino sempre in modalità “rec” durante le riunioni politiche.

Sì, meditava di mettere a disposizione della magistratura tutto quel materiale raccolto. Dopo l’uscita da Coingas, ha raccontato in procura, era in rotta di collisione con l’amministrazione Ghinelli e con il presidente di Estra Macrì. Isolato. I veleni serpeggiavano tra gli “amici” del centrodestra.

“Ma non feci in tempo, siete arrivati prima voi”, ha rivelato Staderini nell’interrogatorio reso al procuratore Rossi e alla Digos. Scattarono infatti le perquisizioni con gli avvisi di garanzia (luglio 2019), prima che l’ex amministratore di Coingas bussasse alla porta del pm. Gli inquirenti avevano già fiutato qualcosa e svolto le loro indagini. Staderini ha pure svelato che in quella fase avrebbe espresso i suoi malumori anche agli assessori comunali Gianfrancesco Gamurrini e Marcello Comanducci. 

E in quel contesto racconta perfino di un incontro, al Bar Cristallo, con un presunto esponente dei Servizi Segreti, che lo avrebbe potuto aiutare. Ed è riferendo di questo, che Staderini risponde alla domanda del procuratore Rossi che, curioso, gli chiede conto dell’intercettazione telefonica in cui Staderini dice: “Potrei far cadere la giunta”. Il materiale audio - “prendevo appunti su cose delicate, mi servivano” è stato poi acquisito lo stesso dalla Digos spulciando nel pc di Staderini durante la perquisizione. Abbondante materiale.

Che offre spunti, come noto, anche sul versante Multiservizi, cioè il presunto accordo corruttivo tra il consigliere comunale Roberto Bardelli e Luca Amendola. Su questo filone (che vede Ghinelli accusato di favoreggiamento), Staderini avrebbe agito per conto del sindaco nel tentativo di comporre la questione. La cui impalcatura era nota a tutti, dice Staderini, a partire dai parlamentari di Forza Italia, al sindaco.

Il ruolo di presidente di Multiservizi spettava agli azzurri. Bardelli, secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbe impegnato ad assecondare questa nomina presso il sindaco, ricevendo in cambio da Amendola l’accesso ad un mutuo da 200 mila euro. L’intesa a monte ci sarebbe stata, ma il finanziamento presso la banca che Amendola avrebbe individuato, non arrivò. Motivo? “Era cambiata la centrale dei rischi, Amendola non poteva più corrispondere all’impegno”, spiega Staderini nell’interrogatorio aggiungendo che in quella fase non vedeva nulla di molto strano sulle dinamiche di una nomina politica. Nella logica della spartizione.