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Arezzo, Covid: su anziani morti nelle Rsa conferme da autopsie e perizie. Niente riesumazioni. Indagini al bivio

Luca Serafini
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Morti di Covid o morti con Covid? E’ il nodo dell’inchiesta della procura di Arezzo sui decessi degli ospiti delle Rsa del Valdarno. Un dubbio che sta per essere sciolto. E’ attesa da un giorno all’altro la relazione del consulente incaricato dalla procura, il professor Marco Di Paolo della Medicina legale di Pisa. Tre le autopsie eseguite mesi fa su altrettanti anziani deceduti nelle case di riposo durante la prima ondata. La domanda che ha posto il dottor Roberto Rossi è semplice e perentoria: ad ucciderli è stato il Covid-19? Quesito fondamentale per proseguire il procedimento penale intorno all’ipotesi di omicidio colposo plurimo contro chi non avrebbe protetto adeguatamente dal contagio gli ospiti delle Rsa.

La pandemia trovò le strutture di tutta Italia impreparate e l’attività dei Nas fruga appunto su eventuali negligenze, omissioni e imperizie nei luoghi di ricovero. A Bucine e Montevarchi, dove si susseguirono i decessi. La risposta alla domanda della procura ancora non si conosce, ma pare di capire che il nesso di causa ed effetto tra Coronavirus e morte degli anziani sia diverso caso per caso. In alcune situazioni il Covid sarebbe stato determinante, in altre non è chiaro.

Oltre alle autopsie sui tre ospiti per i quali la procura intervenne in primavera, sotto esame sono le cartelle cliniche di un’altra quindicina di persone che risultarono positive al Covid e poi morirono. In questi casi è stato deciso di non procedere alle riesumazioni perché a distanza di mesi non sarebbero rintracciabili tracce di Coronavirus. Sui decessi di persone contagiate, si sa quanta incertezza regni fin dall’inizio della pandemia con Regione Toscana e Asl che tengono “contabilità” diverse. Ora sta per arrivare una risposta scientifica approfondita. La maggior parte delle persone, stando ai bollettini sanitari, avevano un quadro clinico complesso e problematico, quindi attribuire la morte al Covid o ad un’altra patologia non è facile. Al consulente della procura è stato affidato appunto il compito di stabilire se l’epilogo finale fu diretta conseguenza del Covid o no.

A disposizione della procura ci saranno poi, per essere incrociate, tutte le acquisizioni fatte dai carabinieri del Nas di Firenze e della Compagnia di San Giovanni che nei blitz alle strutture di Bucine e Montevarchi hanno prelevato carte di carattere sanitario e amministrativo e sentito persone. Si fa luce sulla presenza di procedure anti contagio, sul rispetto di protocolli, sull’adozione di misure adeguate, sulla disponibilità di dispositivi di protezione individuale come mascherine, tute, gel. Le Rsa risultarono vulnerabili. I casi si susseguirono con frequenza. Decine di morti.

Dagli esposti presentati da alcuni familiari e anche dal sindaco di Montevarchi, Silvia Chiassai Martini[, ebbe il via l’inchiesta che vede impegnati il procuratore Roberto Rossi e il sostituto procuratore Chiara Pistolesi. Serve, in primis, un legame certo, diretto e stringente, tra Covid e decesso per contestare l’omicidio colposo. L’inchiesta, ora contro ignoti, vedrebbe l’iscrizione nel registro degli indagati di persone tra le figure ritenute responsabili della prevenzione e della sicurezza nelle Rsa dove poi l’Asl intervenne. I più gravi furono ricoverati, molti non ce l’hanno fatta. Fatalità o qualcuno dovrà risponderne?