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Arezzo, rientro a scuola tra preoccupazione e sforzi. I presidi: "Non invitati alla riunione in prefettura"

 Alessandro Artini, presidente associazione presidi

Sara Polvani
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Si susseguono i vertici per il rientro a scuola del 7 gennaio. Oggi, lunedì 4 gennaio 2021, è previsto l’incontro in Regione, come ufficio scolastico regionale, mentre lo scorso 29 dicembre c’era stato il tavolo di coordinamento in Prefettura.

I presidi non nascondono le proprie preoccupazioni in vista della riapertura delle scuole in presenza. “Come presidi non siamo stati invitati all’incontro in Prefettura”, inizia il presidente regionale dell’Associazione nazionale Presidi e preside dell’Itis Galilei di Arezzo Alessandro Artini. “L’organizzazione delle scuole autonome è di competenza delle singole scuole. Quindi l’ufficio scolastico territoriale può dire ben poco sulla singola organizzazione, fatto salvo che il Prefetto ha diritto di intervenire per una questione di salute pubblica. Trovo che sia stata mancante la riunione sia a livello regionale che provinciale circa la definizione dell’organizzazione scolastica per il prossimo 7 gennaio. Sarebbe stato opportuno dialogare con associazioni come quella che rappresento per avere un’idea più attendibile di come si organizzano le scuole”.

“Ad Arezzo non ci sono gravissimi problemi”, prosegue Artini, “non certo per l’organizzazione scolastica, semmai per i trasporti e per gli assembramenti dei ragazzi fuori da scuola. A me non risulta che all’interno delle scuole vi siano contagi o perlomeno l’incidenza dei contagi non è superiore a quella di altri contesti”.

“Le preoccupazioni sono nutrite”, aggiunge Artini, “probabilmente i tempi di chiusura delle scuole non sono stati quelli coerenti con le esigenze sanitarie: in Italia abbiamo chiuso le scuole molto più di altri Paesi. A partire dal 7 gennaio c’è effettivamente il rischio di una terza ondata e anche la pressione cha ha fatto con successo l’Associazione nazionale Presidi, che si è battuta per il rientro al 50%, è stata giustificata. Ripartire al 50% anziché al 75% mi sembra una scelta di prudenza doverosa. Però ciò non toglie che non si può continuare a danneggiare i ragazzi sia sul piano degli apprendimenti che della crescita psicologica: confidare sulla didattica a distanza (Dad) è un errore importante”. 

“Non dovrebbe essere a rischio la riapertura del 7 gennaio”, conclude Artini, “ormai sembra una scelta assodata però non è esente da rischi. La chiusura in altri contesti è stata meno motivata di quanto potrebbe esserlo oggi. Le scuole aretine la maggior parte entrano almeno con un paio di scaglionamenti poi le scelte sono sempre individuali delle singole scuole. All’Itis Galilei gli scaglionamenti sono due: 8 e 8.45. Per quanto riguarda le entrate abbiamo nove varchi, siamo attrezzati da questo punto di vista nonostante il numero degli alunni che sono 1.700”.

“Le uniche preoccupazioni sono per quanto mi riguarda di avere poca chiarezza su come si sono organizzati i mezzi pubblici: parlano di un incremento e mi rassicura. Di ufficiale non abbiamo niente”, spiega la preside del Liceo Petrarca di Arezzo Mariella Ristori, “Ci hanno chiesto i dati e sono stati inviati in Provincia, al Provveditorato e al Prefetto e non ci è stato dato un esito su questa interpretazione. La scuola era già organizzata a settembre per ricevere gli alunni in termini di spazi e distanziamenti: se ora si rientra al 50% non ci sono problemi. Vorrei sapere se nel frattempo i mezzi pubblici si sono organizzati. L’altro aspetto è la lentezza del tracciamento dei positivi."

E ancora: "Spero che nel frattempo ci siano state messe a punto migliorative e una via più facilmente tracciabile per un preciso monitoraggio. Abbiamo avuto difficoltà a tracciare i positivi delle classi. Sono i due punti carenti fra settembre e ottobre. A noi non ci è stato dato di sapere cosa è stato fatto. Ammesso che si riparta. A scuola siamo abbastanza tranquilli, i problemi più grossi sono nati da quello che doveva girare intorno alla scuole. Noi scaglionamenti non ne facevamo perché non abbiamo problemi di sovraffollamenti perché abbiamo 656 alunni in tre sedi e abbiamo anticipato l’ingresso alle 7.40. Quando ne abbiamo riparlato nel gruppo di lavoro non ci è stato richiesto di farli e al momento riprenderemo così come ci eravamo organizzati”.


IL COMUNE DI AREZZO

“Siamo pronti a ripartire e ovviamente siamo tutti consapevoli che questa è davvero la prova del nove”. Lo ha detto ieri il vicesindaco e assessore alla Scuola al comune di Arezzo, Lucia Tanti. “Arriviamo a questo appuntamento con le carte in regola, ma consapevoli che non sarà facile, che dovremo monitorare costantemente la situazione, che dobbiamo essere pronti a rafforzare lo schema e anche a cambiarlo. Quella che si sta aprendo è una fase delicatissima e serve testa da parte di tutti.

Le risposte in questo momento sono plurali: il doppio dei bus per i medesimi percorsi, coinvolgimento dei privati, steward a terra, tutor e volontari, forze dell'ordine, scaglionamento delle entrate e delle uscite delle scuole con una estensione degli orari negli accessi (dalle 8 alle 8.30) e nelle uscite (dalle 13 fino alle 14). Nei primi giorni i ragazzi delle superiori in presenza saranno il 50%, poi il 75% e ovviamente le soluzioni messe in campo andranno tutte monitorate. Resta fermo un fatto - rimarca Lucia Tanti -: ogni azione sarà inefficace se non ci sarà da parte di tutti un comportamento civico e responsabile a partire dall'evitare di creare assembramenti, a portare sempre la mascherina fino all'odioso ma necessario rispetto del distanziamento sociale.

Solo se ognuno avrà testa ce la possiamo fare, è impensabile credere che la sicurezza passi solo dai controlli; i controlli saranno serrati e severi ma la raccomandazione è che ogni persona sia responsabile di sé e di chi ha intorno. La città di Arezzo è sede dalla stragrande maggioranza delle scuole superiori, qui i flussi e le concentrazioni sono al massimo grado e per questo chiediamo a tutti grande prudenza e disciplina. Dobbiamo mantenere la città il più possibile “pulita”, un ritorno massiccio del virus sarebbe veramente drammatico.

Un ringraziamento alla Regione, alla Provincia, a tutte le realtà del Tpl su gomma e su ferro, alle scuole che da mesi e con regole che cambiano fanno fronte a questa situazione e un grazie particolare al prefetto Anna Palombi, che ha tenuto le fila di questo lavoro. Va ovviamente detto - conclude il vicesindaco - che se nemmeno così dovesse funzionare, sarà necessario che il Ministero della Istruzione valuti i doppi turni almeno per le scuole superiori -mattino e pomeriggio - perché tre cose sono certe: con queste regole e risorse più di così non si poteva fare; la scuola non può pagare ulteriori prezzi andando incontro ad altre chiusure che rischiamo concretamente se ci sarà una terza ondata severa; la salute di tutti viene prima dei modelli organizzativi consolidati che non si addicono ai momenti di emergenza. E questo è un momento di emergenza”.