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Arezzo, calzaturificio senza lavoro chiude e licenzia tutti i dipendenti. "Prima vittima della crisi Covid"

Difficoltà nel settore calzature

Luca Serafini
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Per i dipendenti del calzaturificio Elleci di Terranuova Bracciolini il 2021 inizia con il licenziamento. Azienda in liquidazione dal 12 gennaio: dopo decenni di proficua attività cala la parola fine per colpa del Covid. Fine del rapporto di lavoro per i 23 addetti rimasti. La ditta del Valdarno è arrivata al capolinea perché si è vista azzerare gli ordini in seguito alla crisi del settore per l’emergenza sanitaria. Non ha più scarpe da produrre. “

Elleci srl operava come terzista per Valentino, che ha deciso di riportate la produzione all’interno, riducendo o interrompendo i contratti con laboratori esterni”, spiega David Scherillo, della Femca Cisl. “Nel comparto assistiamo a una sofferenza diffusa in quanto le grandi griffe hanno adottato questa strategia con i terzisti”, aggiunge Scherillo. Elleci Lavorazione Calzature operava in esclusiva per Valentino e quando dopo la prima ondata i committenti hanno rappresentato il diverso scenario, i titolari si sono dati da fare per individuare altri clienti. Niente da fare. Così, esauriti gli ultimi impegni per Valentino, il pacchetto ordini è rimasto a zero. Dinanzi all’impossibilità di ripartire, i titolari seppure a malincuore si sono arresi. Prima di Natale, il 23 dicembre, è stata siglata la proceduta di licenziamento collettivo.

“E’ la prima chiusura per Covid che ci troviamo a gestire” dice il sindacalista Scherillo. “Fa effetto vedere dissolversi così una realtà seria e con esperienza. Il problema che emerge da questa situazione è che il governo, non ha messo in campo ammortizzatori sociali specifici per le aziende che si ritrovano in condizioni di fermo produttivo totale. Poteva anzi doveva essere studiato un aiuto mirato, invece si è preferito destinare risorse in altre direzioni, penso ai bonus per le biciclette, per fare un esempio, dimenticandosi di chi perde il lavoro”. Imprenditori seri e scrupolosi come i titolari della Elleci srl, possono garantire già nell’immediato il Tfr con una uscita dei dipendenti meno traumatica. Per sette addetti particolarmente specializzati, poi, sono arrivate proposte di lavoro da altre aziende. Per altri, soprattutto le donne (metà della forza lavoro) la dura realtà è la disoccupazione con il suo meccanismo che nel giro di due anni porterà i circa 900 euro iniziali a ridursi a 500. Con quei soldi non si vive. La cessazione collettiva del rapporto di lavoro è stata sottoscritta da azienda, Femca Cisl e Filctem Cgil, con la Direzione provinciale del lavoro.

La messa in liquidazione è una delle casistiche in cui, nonostante il blocco dei licenziamenti disposto dal governo fino a marzo, i i contratti possono essere risolti. “I mesi di gennaio e febbraio possono riservarci altre spiacevoli situazioni”, riprende Scherillo. “Il governo dovrebbe intervenire con azioni specifiche, tipo una cassa straordinaria di altri 6 mesi per le aziende totalmente ferme, a differenza di chi opera in continuità e usufruisce della nuova cig. Ci sono lavoratori non tutelati: i ristori e le tanto citate misure Covid per loro non esistono”.