Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, bambino di tre anni dimenticato sette ore nello scuolabus: per il giudice non è reato. La rabbia dei genitori: "Ingiustizia"

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

“Hanno abbandonato mio figlio per sette ore dentro allo scuolabus, dovevano essere puniti e licenziati, invece niente. E’ una grande ingiustizia”. Si sfoga così la mamma del piccolo Diar, il bambino dimenticato nel bus che doveva portarlo alla scuola materna. Era il febbraio 2019, a San Giovanni Valdarno, e il bimbo aveva tre anni. 
Il 4 gennaio scorso il giudice di Arezzo Giulia Soldini ha archiviato la posizione delle due persone indagate: l’autista di Autolinee Toscane e la dipendente della cooperativa che svolgeva il ruolo di accompagnatrice.

Non c’è reato nel loro comportamento, hanno concluso prima la procura e poi il gip. Una grave sbadataggine non penalmente perseguibile. E per i genitori del bambino è difficile accettare il verdetto. “No, non siamo soddisfatti e mi viene il dubbio che se non fossimo stati di origine straniera forse sarebbe finita diversamente”, dice Abreshe Berisha, che con il marito Dul credeva in un esito diverso del processo. Kosovari, integrati da tempo in Italia, quel giorno lo vissero con il cuore in gola, perché il figlio non si trovava.

A scuola non c’era: mai arrivato. Salito sul bus alle 8 nessuno si era preoccupato di lui: lo ritrovarono prima delle 15 nel deposito di via Gadda, con la cintura agganciata. “Mio figlio sarebbe potuto morire ma grazie a Dio e alle condizioni climatiche, questo non è successo” riprende la donna. 

“No, non si riesce a comprendere questa decisione: inaccettabile che non ci siano responsabilità nell’abbandonare un bambino affidato per essere portato a scuola. Inconcepibile”. Esprime grande amarezza anche l’avvocato Paolo Peretoli, difensore della coppia, che un anno fa era riuscito a far riaprire il caso dopo una prima frettolosa archiviazione: non era stata inserita nel fascicolo la denuncia dei genitori. Il legale ha preso a cuore il caso, ha prodotto copioso materiale medico e scientifico sull’impatto psicologico di quell’episodio sul piccolo che, è vero, apparentemente fu trovato in buone condizioni ma stando a certi specialisti, porterebbe con sè i riflessi psicologici di quella disavventura patita in tenerissima età.

L’udienza davanti al giudice Soldini si è celebrata a ottobre e dopo novanta giorni, il 4 gennaio, è arrivata l’ordinanza che accoglie la richiesta di archiviazione del pm Marco Dioni, sia per l’autista, R.S. che per la accompagnatrice S.F. Sull’ipotesi di reato dell’abbandono di minore, il giudice esclude l’elemento soggettivo del dolo, anche quello in forma di dolo eventuale. Per la dipendente della cooperativa, scrive nell’ordinanza il gip, si trattò di “errore gravissimo” dato che “non si accorgeva di non aver fatto scendere tutti i bambini”.

Per l’autista la condotta “negligente” fu quella di “non aver controllato lo scuolabus al momento del parcheggio nel deposito” facendo probabilmente conto sul lavoro della assistente. Pur censurando quelle condotte, il giudice prosegue: “tuttavia si deve guardare alla struttura del reato contestato” e nel loro agire non ci fu dolo, non ci fu l’elemento soggettivo del reato e cioè il “persistere nella condotta omissiva accettando il rischio che l’evento (pericolo di lesioni o di morte ndr) si verifichi”.

Quanto al reato di lesioni colpose personali, l’altro ipotizzato, il gip mette in dubbio l’esistenza di un disturbo, una patologia da stress post traumatico. Non viene recepita la consulenza prodotta dalla famiglia, tenendo conto che i sanitari intervenuti quel giorno dopo aver visitato il bimbo riscontrarono “buone condizioni generali, comportamento abituale, tranquillo”.

Sarebbe quindi “arduo”, dice il giudice, l’accertamento del nesso di causalità tra quelle ore passate da solo nel bus e la sussistenza di una patologia. Caso chiuso, dunque, salvo un ultimo tentativo in Cassazione. La vicenda, termina il giudice, è “di sicuro rilievo civlistico e dovrà avere soluzione nell’apposita sede”. Ad oggi i genitori del bambino lasciato come uno zaino nel bus, non hanno ricevuto nulla e l’archiviazione suona loro come una beffa. “Ma non ci fermeremo, vogliamo giustizia per nostro figlio”.