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Arezzo, allenatore sparito nel nulla dopo gli scontri nel derby del Valdarno: libro sul giallo Pieraccioli del 1944

Fulvio Bernacchioni
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Autunno del 1944, i campionati di calcio sono sospesi a causa della guerra in corso che sta provocando lutti e devastazioni. Dopo un primo incontro amichevole svoltosi a Montevarchi tra il locali e la Sangiovannese, il 10 dicembre 1944 i rossoblù allenati da Renato Pieraccioli si recano nella vicina San Giovanni Valdarno per restituire il favore e disputare una sorta di amichevole di ritorno.

Con il Montevarchi in vantaggio per 1 a 0 i padroni di casa ottengono un rigore a favore: Babacci, il portiere del Montevarchi, para il calcio dal dischetto. La situazione degenera con l'invasione di campo e l'assedio dei giocatori che si sono asserragliati all'interno degli spogliatoi. Giocatori e dirigenti montevarchini si allontanano alla spicciolata, in qualche caso con mezzi di fortuna. Tutti faranno ritorno a casa, tranne uno: l'allenatore Renato Pieraccioli. I suoi giovani figli, Bruno e Gianfranco, già orfani di madre, non vedranno più il loro babbo. Di Renato, visto in vita per l'ultima volta all'interno dello spogliatoio, si perderanno le tracce ed il suo corpo non sarà mai ritrovato.

La vicenda di Pieraccioli, nonostante ripetute inchieste giudiziarie, non è mai stata chiarita, i responsabili del presunto delitto non sono mai stati trovati. Anche sulle motivazioni di una possibile aggressione si è a lungo dibattuto, senza riuscire a fare luce sulla drammatica sparizione di un atleta che aveva dato molto allo sport, in un periodo storico difficilissimo. La vicenda umana di Renato è ora stata raccontata in un libro scritto a quattro mani dalla nipote Manila Pieraccioli e dal consorte Sauro Barbagli che, grazie ad una approfondita ricerca d'archivio e ai numerosi documenti conservati dalla famiglia, hanno ricostruito la parabola terrena di un grande amante dello sport, arrivato giovanissimo a Montevarchi come calciatore dalla natia Pistoia e qui rimasto come atleta ed allenatore particolarmente attento al settore giovanile.

Renato Pieraccioli, un uomo, un padre, uno sportivo. Questo il titolo del volume pubblicato da Aska edizioni ed inserito nella collana storica patrocinata dall'associazione Memoria Rossoblu. L'autrice ricorda come da bambina andasse in crisi ogni qual volta la maestra chiedeva agli alunni di scrivere il tema sulla visita al cimitero in occasione del giorno dei morti: “Entravo in crisi perché i miei compagni portavano fiori sulla tomba dei loro nonni ed io non sapevo come spiegare loro che mio nonno la tomba non ce l'aveva!” La ricerca sulla vicenda di Pieraccioli ha aperto alla nipote uno scenario completamente nuovo: “Portare questo cognome, per me che sono insegnante, ha acquisito un nuovo valore in quanto ho scoperto che mio nonno aveva la stessa passione che metto io nel mio lavoro, nell'educare i giovani calciatori e nella sua missione di togliere i ragazzi dalla strada.” Nel caso di Renato un sogno interrotto troppo presto.