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Arezzo, Banca Etruria: consulenze d'oro, via al processo a babbo Boschi e altri 13 ma è subito rinvio. Udienza crac con incognita

Marco Antonucci
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Prima udienza e subito rinvio per il processo sulle cosiddette “consulenze d’oro” di Banca Etruria che vede tra i 14 ex membri del cda di Via Calamandrei chiamati in causa anche Pierluigi Boschi - babbo dell’ex ministro e oggi parlamentare di Italia Viva Maria Elena - all’epoca dei fatti vicepresidente dell’istituto aretino.

Uno slittamento determinato da una questione tecnica, in vista della definitiva assegnazione del fascicolo del processo al giudice Ada Grignani, magistrato a latere nel collegio che sta seguendo il mastodontico dibattimento sul crac di Banca Etruria che proprio oggi dovrebbe ripartire. Ma sul ritorno nell’aula Miraglia alla Vela di magistrati, avvocati e testimoni, pesa l’incognita dell’emergenza Covid. Il processo vede inevitabilmente concentrarsi nell’aula più grande del tribunale aretino un gran numero di persone.

Riprenderà dunque il dibattimento? La convocazione è per questa mattina. Il calendario delle udienze prevede che si continui con l’esame dei testimoni convocati dalle difese. Tra gli altri dovrebbero essere ascoltati anche Antonio Sora e Riccardo Pironti, i due commissari inviati da Bankitalia in via Calamandrei e che si occuparono dell’istituto fino alla messa in risoluzione del novembre 2015. Sono venticinque gli ex vertici di Banca Etruria che sono chiamati a rispondere dei reati di bancarotta fraudolenta o semplice, in base al diverso ruolo e alle decisioni assunte nella stanza dei bottoni di Bpel.

Ed è fissata sempre per oggi la prima udienza di quello che è stato l’ultimo filone d’inchiesta aperto dal pool di magistrati - composto da Andrea Claudiani (oggi a Perugia), Angela Masiello e Julia Maggiore, e guidato dal procuratore capo Roberto Rossi - che si è occupato delle vicende che portarono al default di Banca Etruria. Con Pier Luigi Boschi sono chiamati in causa, nel procedimento aperto per bancarotta colposa in quello che è stato ribattezzato il filone delle”consulenze d’oro”, tredici tra ex dirigenti e consiglieri del cda che ratificò quegli incarichi: Alessandro Benocci, Rosanna Bonollo, Claudia Bugno, Daniele Cabiati (ultimo direttore generale della banca), Carlo Catanossi, l’ex vicedirettore Emanuele Cuccaro, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori, Luigi Nannipieri, Luciano Nataloni, Anna Maria Nocentini Lapini, Claudio Salini e Ilaria Tosti.

Tra gli indagati c’erano anche Lorenzo Rosi, ultimo presidente di Banca Etruria prima dell’arrivo dei commissari di Via Nazionale; l’ex direttore generale Luca Bronchi e l’ex vicepresidente Alfredo Berni: a loro non era stata notificata la citazione a giudizio in quanto già chiamati in causa nel processo per bancarotta. 

Sotto la lente l’affidamento di incarichi, per quasi quattro milioni e mezzo di euro, in un arco temporale compreso tra il giugno e l’ottobre 2014, a grandi società, come Mediobanca, o conosciuti studi legali di Roma, Milano e Torino in vista di quella ipotesi di fusione con un partner di elevato standing, operazione che doveva rilanciare le sorti dell’istituto aretino, che invece prima finì commissariato da Bankitalia e poi in risoluzione. Secondo la Procura fu tenuta una condotta imprudente, con i vertici della banca che non avrebbero vigilato sulla redazione di quelle consulenze, ritenute dagli inquirenti in gran parte inutili e ripetitive.