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Arezzo, mamma e figlia titolari di un bar: "Niente ristori e incassi quasi a zero, così si rischia di chiudere"

Francesca Muzzi
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Romina Cicala e Alessia Fei sono madre e figlia e gestiscono il bar “La Chicheria” che si trova in via Vittorio Veneto ad Arezzo. Il primo caffè lo hanno fatto lo scorso 18 maggio quando l’Italia usciva dal primo lockdown e anche i bar e i ristoranti potevano riaprire. Ma prima di allora “La Chicheria”, sotto la gestione di Romina e Alessia, non era mai stata aperta. “La nostra storia è incredibile – racconta Romina – e non so quanti avrebbero continuato a credere in questo progetto di vita”. Perchè il contratto per il nuovo bar venne firmato “Il 2 marzo 2020 a una settimana dalla chiusura totale dell’Italia. Mi ricordo che chiesi alla commercialista se il 9 di marzo poteva essere un buon giorno per fare l’inaugurazione, ma lei ci sconsigliò e 24 ore dopo l’Italia entrava in zona rossa. Praticamente il nostro bar non è mai stato aperto fino al 18 di maggio quando si uscì dal lockdown”. Ma nonostante la chiusura, le spese fisse sono state “i primi clienti” del bar. “Ricordo che la prima bolletta della luce è stata di 650 euro e l’Enel mi venne incontro, perché me la fece rateizzare. La secondo invece di 530 euro e abbiamo dovuto pagare, perché anche se non abbiamo avuto incassi, le spese fisse restano”. Come il contratto di affitto. “Nei mesi che siamo rimasti chiusi, il proprietario del locale non ci ha fatto pressioni, ma a settembre ci ha chiesto tutti i mesi pregressi e quindi aprile, maggio, giugno, luglio e agosto: 1500 euro di affitto. Per ora riesco a dare solo la metà, ma non so per quanto potremo andare avanti. Ancora non ha parlato di sfratto, ma se la situazione non migliora come faremo?”, si chiede Romina.  Gli incassi sono ridotti al minimo: “Quando siamo in zona gialla e possiamo tenere aperto, se riusciamo a incassare 200 euro al giorno siamo felicissime. Qualcosa siamo riuscite a fare anche con l’asporto: caffè, aperitivi, ma se vieteranno anche quello, sarà durissima per noi andare avanti. Tra le spese fisse, l’affitto e i fornitori che dobbiamo pagare ogni volta. Con alcuni siamo riusciti a spostare la data dei pagamenti, ma non sempre sarà così”. “I ristori? – si chiede Romina – lasciamo perdere. Non abbiamo visto ancora niente. Io di natura sono sempre stata una che non si è mai arresa e che ha sempre visto il bicchiere mezzo pieno, ma adesso se guardo avanti non vedo tutto questo ottimismo. E’ dura per noi, ma come per tutti nel nostro settore. Abbiamo riaperto con tutte le cautele e le misure di sicurezza e ci hanno fatto richiudere. Non so per quanto ancora potremo resistere e alla fine noi siamo ‘fortunate’, perché non abbiamo dipendenti, ma da quando abbiamo aperto non siamo riuscite a farci uno stipendio”. E pensare che il bar quasi davanti all’ex Standa ha resistito a tutto: “Perfino ai bombardamenti della guerra – dice Romina – ora però rischia sotto la pandemia di non rimanere in piedi. Noi intanto continuiamo a stringere i denti e vedremo cosa succederà”.